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LA META’ DI UN PECCATO

Inedito

25 MAGGIO AFFETTI - Addomesticare la vita: società e famiglia

Legge: Anita Nair

Quando la porta si aprì, Theresa si irrigidì. "Chi è?" gridò, la voce striata di panico, vacillante.
"Calma, calma chechi , sono io...", disse Molly. "Non ti agitare. Chi altro vuoi che sia?"
"Non si sa mai", mormorò Theresa. "Siamo due donne in una camera d'albergo!"
"E allora?"
"Questa è una camera d'albergo. Chi sa che razza di gente c'è!" scattò a dire Theresa.
"Siamo due donne di mezz'età in una camera d'albergo... chi mai può volerci fare qualcosa?" rispose Molly ridendo.
"Non ci si può fidare degli uomini. Gli uomini sono tutti uguali... Thomasina."
Ma Molly si rifiutò di rispondere e allora Theresa si sentì inondare dall'ira. "Thomasina, Thomasina, dove sei?"
"Sono qui", rispose Molly tranquilla. Mai, in tutti quegli anni, sua sorella l'aveva chiamata Molly.
"Allora ascoltami bene. Non sto parlando di stupro, stupida! Ma ci sono altri motivi per farci del male. Tu, con quelle tue bordure di broccato dorato alte 15 centimetri e tutti quei gioielli d'oro bene in vista... perché mai ti dovrai vestire come una sposa... quelli sì magari li vogliono anche se non vogliono noi!" La voce di Theresa risonò attraverso la stanza con la nota trionfante di una campana di chiesa. Din don dan, din don dan...
Molly tacque. Dopo un po', ci si abitua allo scampanio anche della più sonora delle campane. Dopo un po', non è altro che un rumore bianco.
Andò accanto alla finestra. L'edificio si trovava alla fine della strada e poteva vedere la gente che la percorreva per poi svoltare l'angolo. La chiesa era in quella via. Anche loro presto ci sarebbero andate.
Aprì e poi chiuse bruscamente la finestra.
"Cos'è questo rumore?" Il tono di Theresa era lamentoso.
"E' la TV", disse Molly fissando la parete vuota. "C'è una di quelle nuove TV al plasma a parete. Ma c'è un problema. Chiamerò qualcuno del personale che dia un'occhiata!" Le si affacciò alla mente l'immagine di una donna delle pulizie con secchio e scopa.
C'erano giorni in cui avrebbe desiderato ardentemente posare la testa in grembo alla sorella e piangere. Non mi piace doverti fare questo. Ingannarti come faccio. Ma tu non mi lasci scelta, chechi!
Come avrebbe potuto? Se Theresa non avesse avuto il suo risentimento a cui aggrapparsi, sarebbe diventata un relitto patetico e assente. In questo modo sua sorella era irritante ma viva.
Molly si chiese se Tito avesse già cenato. Lo aveva lasciato da una vicina finché fossero tornate a casa la sera seguente.

Dirigendosi verso il confessionale, il sacerdote si tirò la tonaca. Eliamma l'aveva di nuovo inamidata, dunque era tutta dura e rigida. Gli parve di avere addosso un'armatura. Era perplesso. Anche un po' incuriosito.
La sera prima, in chiesa, aveva visto le due donne. Una stava accendendo una candela, mentre l'altra pareva le stesse dicendo cosa fare. Avevano un'aria familiare. Eppure non appartenevano alla sua parrocchia.
Gli era stato chiesto di subentrare per un breve periodo nella chiesa di St. Mary a Olur, quando il reverendo Padre Madikkal era stato ricoverato d'urgenza per un'appendicectomia. Forse le aveva viste lì.
Quando la mattina le rivide, pensò che forse se l'era immaginato. Ma che ci facevano lì quella mattina? Non era nemmeno una cappella di qualche particolare importanza.
Il sacerdote si sedette sul suo sedile, pronto ad ascoltare la confessione.

"Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo, Amen.
Mi inginocchio dietro la grata e mi faccio il segno della croce. Non mi vede, Padre? Se non mi ha sentita la prima volta, lo dico di nuovo: nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, Amen.
Padre, sono pronta a iniziare.
Cos'è quello strano rumore che sento? Sta bevendo dell'acqua? Oppure questa è la sua risposta?
Mi benedica Padre, perché ho peccato. È passata una settimana dall'ultima confessione e questi sono i miei peccati.
Prima di proseguire vorrei chiarire una cosa. Il fatto che io sia qui a confessarmi non significa che abbia davvero peccato. Nel più profondo del mio cuore so di non averlo fatto. Non ho commesso né un peccato mortale né un peccato veniale. Ma sono una vera cristiana e credo nel sacramento della riconciliazione. Voglio solo che lo Spirito Santo entri in quello che mi succede nella testa. Ogni settimana.
E poi il sacerdote della nostra parrocchia è uno sciocco. Vede solo quello che vuole vedere e sente solo quello che vuole sentire. Lui pure, come tutti gli altri, è abbindolato da lei. Pensa che io abbia bisogno di aiuto. Pensa di dovermi dare dei consigli.
Lo dovrebbe vedere quando è con lei. Come un cane in calore, se l'annusa tutta...oh, oh, mi perdoni Padre perché ho peccato dicendo queste parole irriverenti nella santa casa di Dio. Questa sera per penitenza dirò dieci Ave Maria. Va bene Padre?
La verità è che lei non mi piace. No, la parola non traduce in modo adeguato il vulcano di sentimenti che mi esplodono dentro anche solo che lei entri nella stanza. Il suo odore, la sua voce, perfino ogni suo passo sono per me un affronto. Questo provo per lei. La verità è che, anche quando mi inginocchio in questa chiesa, in cui da sempre volevo venire a pregare, non conosco pace. Non sento alcuna benedizione discendere su di me, non sento il canto degli angeli o la presenza dello Spirito Santo. Non provo altro che un odio profondo per lei che mi aspetta fuori. Mia sorella.

Lo so quello che sta per dire. Lo so con quanta fatica cercherà di nascondere il biasimo e la disapprovazione nella voce quando mi chiederà: "Ma come può odiare sua sorella? Deve saperlo che è un peccato. Qualunque cosa sia successa tra di voi, deve trovare nel suo cuore il modo di perdonarla."
Ma come posso perdonarla se non c'è nulla da perdonare? Si perdonano le patate dolci perché provocano il prurito? Si perdonano i gatti perché scatenano un attacco d'asma? Si perdonano i bulldozer perché riducono le case in briciole? Si evitano e basta. Ecco quello che si fa. Non è una questione di perdono.
Ma io sono una vera credente. Quindi sono qui.
L'ho odiata fin dal principio. Ma è cominciata così anche nell'Antico Testamento, vero Padre?

In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse: "Sia la luce!" E la luce fu.
E nacqui io. Come mi amavano i miei genitori. Ero la figlia che avevano desiderato ardentemente per quasi otto anni.
Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona.
Poi accadde. Nessuno si accorse che mi trovavo in quella stanza quando lei emerse fra le gambe di mia madre con un grido e la faccia accartocciata. Non so quante volte la domenica avevo sentito l'insegnante di catechismo descrivere il diavolo, quindi ero sicura. Questo era il serpente.
"Ammazzatelo! Buttatelo via!" urlai e la levatrice volse verso di me lo sguardo pieno d'orrore. "Che ci fai qui?" gridò spingendomi fuori dalla stanza e sbattendomi la porta in faccia.
"La piccola è tua sorella", tutti dissero. "Dovresti essere punita per il modo in cui ne parli." "Che bambina contronatura sei", disse una zia pizzicandomi un braccio!
"È lei contronatura", ribattei. "È il diavolo! Se solo avessi visto quello che ha fatto alla mamma", dissi piangendo.
"Tu hai fatto lo stesso. Come credi di essere nata?" rise Januamma, la levatrice, spalancando la bocca macchiata di betel in un ghigno sdentato. Rabbrividii. Per un istante mi ricordò il rossore tra le gambe di mia madre. Mi voltai disgustata. Niente mi avrebbe fatto cambiare idea. Era il diavolo. E tale sarebbe stata sempre.
Mia madre la chiamò Thomasina perché era nata il giorno di San Tommaso. Io sono Theresa. E nessuno mi ha mai chiamata altro che Theresa. Il nome che mi è stato dato non è mai stato macchiato o marchiato da nomignoli. Io ero Theresa e ci si aspettava che tale fossi. Lei no.
"Thomasina è un nome difficile da pronunciare", diceva mio padre. "E non così comune. A scuola le compagne la prenderanno in giro." Così cominciò a chiamarla Molly, Figlietta cara, Molly Tesorino.
Io mi mettevo a piangere nel cuscino, dicendo a me stessa che se Dio da solo bastava, il mio nome di battesimo bastava. È noto che è il diavolo ad avere tanti nomi. Dio lo conosciamo solo come Dio. Ma il diavolo, è Abaddon e Belzebù; è Lucifero e l'antico serpente; è Satana e il tentatore, il ladro, il maligno.
Il diavolo era furbo. Dopotutto un tempo si era travestito da angelo della luce. Sapeva come formare paroline dolci e dominare il mondo con un sorriso talmente dolce che mai avresti voluto smettesse di sorridere. Io sola sapevo che era tutto un inganno. Dentro di lei solo tenebre, solo malvagità. Ma chi mi credeva? E, mentre la osservavo, la vedevo insinuarsi come un verme nel cuore di tutti quelli che le stavano intorno, di tutti quelli che amavo. Prima dei miei genitori, poi degli zii, delle zie e cugine e poi di mio marito, Anthony.
Padre, io Anto lo amavo. Pensavo che avrebbe alleviato questa solitudine che ho dentro. Non era ricco. Mio padre disse che non voleva un uomo ricco per me. Disse che voleva un uomo che venisse a vivere con noi. Così si trovò Anthony, che era il figlio mediano. Mio padre gli aprì un forno. La famiglia di Anthony possedeva un forno. Anthony non avrebbe dovuto far altro che gestire il nostro, ma in realtà era orgoglioso della sua arte di fornaio.
Mio padre ne fu soddisfatto. L'avrebbe gestito meglio.
Sentii mio padre dire ad Anto che poteva essere difficile vivere con me. Ma Anto, il mio dolce marito Anto disse: "E' come l'impasto. Basta solo un po' d'attenzione. Come la pasta per fare il pane. Ha bisogno di essere maneggiata con cura. Tutto qui. Non ti preoccupare."
Questo mi piacque, Padre. Mi piaceva essere il pane della sua vita. Ben presto ci fu una focaccina.
Questo è un sibilo di disapprovazione Padre? Avrebbe preferito che mi fossi allontanata da quello che il calore di un forno può fare?
Ma quando un uomo lavora un impasto, come ci si può aspettare che non ne faccia una focaccina? Una piccola focaccia perfetta. Mi aprirono con un taglio, come stessero aprendo un forno e ne estrassero il mio Tito. Niente isterie, niente sudiciume. Una focaccina perfetta - Tito (Ti da Theresa e To da Anto).
Le ho già detto che Thomasina, alias Molly, alias Belial, era stata fatta sposare a Mathew? Mi dissi che finalmente me ne ero liberata.
Poi Mathew andò a infilarsi con la jeep dentro un bulldozer. Dissero che era ubriaco. Thomasina tornò a casa.
"Non mi piace", dissi ad Anto mentre ci preparavamo per andare a letto.
"Ma perché? Dove altro può andare? È inoffensiva Theresa. Adesso smettila. Non siete più delle bambine per litigare. Abbi un po' di pietà! È vedova", disse tirandosi il lenzuolo fino al mento.
Come raspava. Quel lenzuolo che scivolava sui peli del suo petto. Oppure era lo strisciare del serpente. Era il rumore di lei che si insinuava nel nostro Giardino dell'Eden. Strega. Puttana. Stirpe del demonio.
No, non lo pensi nemmeno Padre. Se fossi stata sospettosa, non avrei accusato mio marito molto tempo prima? Non avrei dubitato della sua fedeltà e messo in dubbio la sua lealtà nei miei confronti? Anto mi amava, lo sapevo. Ero la pagnotta dorata. Il pane della sua vita.
Lei non fece niente di specifico per attirare la sua attenzione, questo lo devo ammettere. Poi mi è venuto in mente che questa è la più astuta delle astuzie femminili. Stuzzicare un uomo. Ben presto cominciai a seguire lo sguardo di Anto che la seguiva. E all'improvviso capii dove avevo colto quello sguardo. Negli occhi di Tito quando al panificio facevano una torta particolarmente elaborata. Un ordine speciale. Un sussulto d'ingordigia, una potente tentazione, l'assoluta disperazione nel sapere che non era per lui. Immaginarne il gusto, la dolcezza, la ricchezza, oh un boccone, anche solo un boccone se non poteva averla tutta. Se io ero il pane di Anto, lei era la torta sublime ardentemente desiderata.
Padre, le dispiace per me? No, non si dispiaccia, Padre. Smisi di amarlo nell'istante in cui vidi il suo sguardo accendersi alla sua vista. Quando uno non lo ami, come può farti soffrire?
Lo sa cosa succede quando si mettono vicini un uomo e una torta? Briciole. Ecco cosa si ottiene. Anto, provetto fornaio, stupido sciocco, se solo l'avesse capito.
"Ma di che stai parlando, chechi?" mi chiese mia sorella quando affrontai l questione. "Sei matta. Hai bisogno di aiuto...ti rendi conto di quello che stai dicendo?"
E poi vidi lo sguardo negli occhi del mio Anto, che stava lì. Aveva sentito le accuse che Thomasina e io ci eravamo scagliate addosso. Era il disgusto per una pagnotta ammuffita, riuscita male dall'inizio. Come potevo tolleralo? Se la voleva così tanto, che se la tenesse...
E così quel giorno chiusi gli occhi e tutto fu netto e bello. Perché non avevo bisogno di vedere che, quando Tito diceva qualcosa di buffo, era lei che guardava prima che scoppiassero a ridere. Non avrei avuto bisogno di vedere che, quando Anto si metteva a fare i conti, era lei che chiamava per farsi aiutare. Molly, calcolami questa spesa, ti dispiace? Molly, controlla questi conti. Non riesco a farli quadrare. Molly qua. Molly là...
Non avrei avuto bisogno di vedere che lui si affrettava a servirsi immediatamente dopo che lei si era messa il curry nel piatto col mestolo. Come se, toccare il mestolo dopo di lei, fosse un gesto di intimità.
Se l'avessi visto, avrei dovuto assistere agli 84.600 modi in cui quei due mi tradivano giorno dopo giorno e proprio di fronte ai miei occhi.
Così non ho mai più permesso a me stessa di vedere. I medici la chiamano cecità isterica. A lei sembro un'isterica Padre?
Non l'ho odiata più di quanto già facessi. Come ci possono essere dei gradi in un sentimento assoluto? E l'odio è uno di quelli.
Lui è morto un anno fa. Di infarto.
Certe volte succedeva che l'ordine per una torta speciale venisse cancellato all'improvviso e Anto portava a casa la torta. Tito se ne tagliava una fetta bella grossa e poi, quando si accorgeva che era sempre la stessa torta semplicemente tutta ben decorata, storceva la faccia per la delusione. Però se la mangiava quasi tutta e il giorno dopo stava male.
Anto ha fatto lo stesso. Forse l'esperienza di quando se l'è portata a letto non è stata all'altezza delle sue aspettative. Forse quel piacere colpevole gli ha intasato le arterie. Forse è solo che non riusciva a gestire tutto. Chi lo sa? Chi se n'importa.

Dio agisce in modi misteriosi, Padre. Lei mi ha tormentata per tutta la vita. Adesso sono io a tormentarla.
Aveva deciso di vivere con me. E adesso è incatenata al mio fianco. E io la tortura gliela doso, in modo che non possa mai sapere quello che sarà chiamata a fare poi.
Questo mese ho deciso che mi deve condurre in tutte le sette chiese e mezzo che San Tommaso ha fondato qui.
Ed ecco perché sono qui. A Tiruvithamkode. Nella mezza chiesa.
Quindi mi dica Padre, a parte il fatto di non essermi confessata da una settimana, ho veramente commesso peccato? Però nella mia testa ne ho parlato con Dio ogni giorno, ogni notte, così al massimo il mio lo può definire la metà di un peccato...giusto?"

Il sacerdote si schiarì la gola. Adesso basta, avrebbe voluto dirle. Poi gli sovvenne che la donna non era solo cieca, ma anche squilibrata. Perché pensava di trovarsi a Tiruvithamkode nel Tamilnadu quando erano proprio nel centro di Thrissur nel Kerala? E come impartire l'assoluzione a una donna confusa?
Si schiarì di nuovo la gola preparandosi a parlare. Poi, incapace di nascondere la propria curiosità, spinse da parte la tendina per guardarla. Che avrebbe rivelato la sua faccia? La contrazione di un nervo? Una bocca distorta? Un bagliore di follia in quegli occhi spenti? Ma la donna s'era già alzata e una donna più giovane la stava conducendo via. Ebbe l'impressione che avesse solo avuto bisogno di confessarsi ma non il desiderio di fare penitenza. L'atto di contrizione per lei non aveva alcun senso. Il sacerdote provò un senso di disagio. Che si deve fare in circostanze del genere?
Poi si udì un'altra voce, più dolce ma più ferma. E adesso questa chi era? Scrutò di nuovo attraverso la grata. Era la donna più giovane. Aveva gli occhi chiusi e il volto rigido come una maschera. Era il volto di un'adultera; una svergognata, una sgualdrina sfrontata che non provava alcun rimorso per aver rubato il marito alla sorella. Che avrebbe detto? Il sacerdote storse la bocca, invaso dal disgusto per lei.
Si irrigidì. Che stava dicendo?
"Mi perdoni Padre perché ho peccato. È un mese che non mi confesso.
Non che non voglia. Ma da quando mio marito è morto la mia vita non è più quella di prima. Sono talmente presa a cercare di farcela, a cercare di tenere la testa fuori dall'acqua che non riesco nemmeno più a ricordarmi che giorno della settimana sia.
Certe volte penso di non voler sapere che il tempo passa. Senza Anto ogni giorno pare lo stesso. Era l'uomo più dolce che abbia conosciuto. E così paziente. Quale altro uomo avrebbe sopportato la sorella vedova di sua moglie come ha fatto lui? Una sorella che sputava veleno tutto il giorno. Una sorella che si comportava come se lui fosse il suo giocattolo. Anto ha sopportato molto... il mio povero Anto.
Undici anni sono stati tutto quello che abbiamo avuto insieme. Undici brevi anni Padre e non una volta ha pronunciato una sola parola di rimprovero per tutto quello che mia sorella gli ha fatto passare. Mi chiedo cosa avrebbe fatto Anto al mio posto. Perché ancora una volta ho dovuto ingannare mia sorella.
Quando Anto è morto il forno, che già non andava tanto bene come in passato, ha dovuto essere venduto. Pareva che nessuno volesse i dolci e il pane che sfornavamo; i bambini non entravano più a frotte per comprare focacce o bigné. Eravamo troppo antiquati, i nostri prodotti troppo familiari. Ma mia sorella si è rifiutata di accettare che non ci sia più nemmeno quel po' di denaro che avevamo.
Non c'è giorno che non pretenda questa o quella cosa. Per me è impossibile accontentarla. Se per caso le nego ciò che desidera, si sente male. Tito si spaventa a vederla così. E confesso che spaventa anche me. Dunque cedo. L'ho sempre fatto.
Ecco perché, quando è rimasta vedova, pochi mesi dopo il mio matrimonio, non ho protestato quando è venuta a vivere con noi. Non ero molto contenta all'idea di condividere la mia casa, ma sentivo che dovevo essere all'altezza, almeno in parte, della bontà di Anto. Così l'ho accolta in casa mia.
Mathew era in macchina insieme a una donna quando è successo l'incidente. Si scoprì che era la sua amante. Era andato a schiantarsi contro un bulldozer parcheggiato. Era ubriaco. Qualunque donna rimasta vedova dopo tre mesi di matrimonio ne sarebbe stata distrutta. Dunque si immagini la sua disperazione nello scoprire di essere stata anche tradita.

Finché erano vivi i nostri genitori ci fu qualche parvenza di normalità, ma quando morirono.... È stato l'inizio di un incubo. Certe volte mi chiedo se ne uscirò mai.
Questo mese mia sorella ha preteso che la accompagnassi alle sette chiese e mezzo. Ho potuto portarla a Maliankara e a Palayoor, a Kottakavu e a Kokkamangalam, ma non posso permettermi di portarla fino alle altre, specialmente a Nagercoil, nel Tamilnadu. E così l'ho portata in giro per tutto il giorno sugli autobus delle linee urbane dicendo che ci stavamo recando a Tiruvithamkode.
Ho preso una stanza nella strada accanto in una pensioncina di proprietà di un amico del mio defunto marito Anto. Quando gli ho raccontato tutta la storia me l'ha data gratis. Non volevo deluderla. Ha già dovuto sopportare tanto nella sua vita. La morte del marito Mathew. La cecità. Tutto quello che le resta sono io...
Padre, aspetto che lei mi dica quale dev'essere il mio atto di contrizione. Una vocina dentro di me domanda: ma è proprio un peccato ingannare solo per rendere qualcuno felice? Questo ne fa la metà di un peccato Padre?
Ma la Chiesa riconosce il peccato a frazioni? Oppure anche quello è un assoluto?
Lei lo sa Padre, lo sa?"
Standosene lì seduto, il sacerdote si sentì oppresso dalla tonaca come fosse un sacco amniotico. Comprimendo i pensieri, la ragione e perfino la presenza di Dio. Si sentì solo e diviso. Come poteva lui, un semplice uomo, essere chiamato a decidere? Chi era sano? E chi era insano?


When the door opened, Theresa stiffened. "Who is it?" She called panic striating her voice into a wobble.
"Hush, hush, chechi, it's me..." Molly said. "Don't make a fuss. Who else would it be?"
"You never know," Theresa mumbled. "We are two women in a hotel room!"
"How does that matter?"
"This is a hotel room. Who knows what kind of people stay here?" Theresa snapped.
"We are two middle aged women in a hotel room... who's going to want to do anything to us?" Molly laughed.
"Men can't be trusted. All men are the same...Thomasina."
When Molly refused to respond, Theresa felt a great fury rise in her. "Thomasina, Thomasina, where are you?"
"I am here," Molly spoke quietly. In all these years, not once had her sister called her Molly.
"Then listen to me. I'm not talking about rape, you fool! But there are other reasons to hurt us. You with your 6" jari borders and all those gold ornaments on display... why you dress as if you were a bride... now they would want that even if they didn't want us!" Theresa's voice rang through the room with the triumphant note of a church bell. Hear ye, hear ye....
Molly didn't speak. After a while, you get used to the ringing of even the loudest of church bells. After a while, it becomes just white noise.
She went to stand by the window. The lodge was at the end of the street and she could see people walk up and turn the corner. The chapel was on that road. Soon they would go as well.
She opened and shut the window with a snap.
"What's the noise?" Theresa was querulous.
"That's the TV," Molly said looking at the blank wall. "There's one of those new wall mounted LCD TVs. But there's a problem. I'll have one of the housekeeping people look at it!" An image of the sweeper woman with her bucket and broom swam into her mind.
Some days she yearned to lay her head on her sister's lap and weep, "I don't like having to do this to you. Deceive you the way I do. But you leave me with no option, chechi!"
For how could she? If Theresa didn't have her resentment to cling to, she would turn into a pathetic unseeing heap. This way her sister was bristling but alive.
Molly wondered if Tito had his dinner yet. She had left him with a neighbour until they went back home the next evening.

The priest tugged at his cassock as he walked towards the confessional. Eliamma had starched it again so it stood stiff and unyielding. He felt as if he had donned an armour. He was puzzled. A little intrigued too.
He had seen the two women last evening in the chapel. One of them had been lighting a candle while the other seemed to be telling her what to do. They looked familiar. Yet they were not from this parish.
For a brief while, he had been asked to step in at the St. Mary's church in Olur when Reverend Father Madikkal had been rushed for an emergency appendicectomy. Perhaps he had seen them there.
When he saw them again in the morning, he thought he must be imagining it. But what were they doing here this morning? It wasn't even as if it was a chapel of any special significance.
The priest settled in his chair ready to hear the confession.

"In the name of the Father and of the Son and of the Holy Spirit, Amen.
I am kneeling behind the screen and making the sign of the cross. Can't you see me, Father? If you didn't hear me the first time, I am saying it again: In the name of the Father and of the Son and of the Holy Spirit, Amen.
Father, I am ready to begin.
What is that strange noise I hear? Are you gulping water? Or is that your response?
Bless me, Father, for I have sinned. It has been a week since my last confession and these are my sins.
Before I go on, I would like to make one thing clear. Just because I am here making my confession doesn't mean that I have really sinned. I know in my heart and soul that I have not sinned. I have committed neither a mortal sin nor a venial one. But I am a true Christian and I believe in the sacrament of reconciliation. All I want to do is let the Holy Spirit in on what goes on in my head. Every week.
Besides the priest in our church at home is a fool. He sees only what he wants to see and hears only what he wants to hear. Like everyone else he too is taken in by her. He thinks I need help. He thinks he ought to counsel me.
You should see him when he is with her. Like a dog on heat, sniffing around her.... oh-oh, forgive me, Father, for I have sinned by uttering this profanity in God's hallowed home. Tonight I shall say ten Hail Marys as my penance. Is that alright, Father?
The truth is I do not like her. No, the word like doesn't adequately convey the volcano of feelings that erupt in me when she merely walks into the room. Her smell, her voice, why, her every step is an affront to me. That's what I feel about her. The truth is even as I kneel here in this church that I have always wanted to pray in, I know no peace. I feel no benediction descend upon me, I do not hear the song of angels or the presence of the holy spirit. All I know is a deep hatred for her who waits outside for me. My sister.

I know what you are going to say. I know how hard you will try to conceal censure and disapproval in your voice when you ask, "But how can you hate your sister? You must know it is a sin? Whatever may have transpired between you, you have to find it in your heart to forgive her."
But how can I forgive her when there is nothing to forgive. Do you forgive a yam for causing your skin to itch? Do you forgive cats for triggering off an asthma attack? Do you forgive a bulldozer for smashing your home to bits? You just do away with it. That's what you do. There is no place for forgiveness.
But I am a true believer. So here I am.
I hated her right from the beginning. But that's how it begins even in the Old Testament, doesn't it Father?

In the beginning, God created heaven and earth. And the earth was without form, and void; and darkness was upon the face of the deep. And the spirit of God moved upon the face of the waters. And God said, Let there be light: and there was light.
And I was born. How my parents loved me. I was the child they had yearned for almost eight years.
And God saw everything that he had made, and behold, it was very good.
Then it happened. No one knew I was there in that room when she emerged from between my mother's legs with a howl, and a scrunched-up face. I had heard the Sunday school teacher describe the devil again and again and so I was certain. This was the serpent.
Kill it! Throw it away! I had screamed and the midwife's eyes had turned on me in horror. What are you doing here? She had roared thrusting me out of the room and slamming the door in my face.
That baby is your sister, everyone said. You ought to be punished for talking of her the way you do. What an unnatural child you are, an aunt pinched my arm!
She was unnatural, I retorted. She is the devil! If only you saw what she did to my mother, I had cried.
"You did the same. How did you think you were born?" Januamma, the midwife laughed, her betel leaf stained mouth widening into a toothless crackle. I shuddered. For a moment there it reminded me of the redness between my mother's legs. I turned away in disgust. Nothing was going to make me change my mind. She was the devil. Always would be.
My mother named her Thomasina because she was born on Saint Thomas day. I was Theresa. And no one called me anything but Theresa. Not once was a kutty or a mole tagged to my given name. I was Theresa and expected to be as she was. But her. Thomasina is a mouthful of a name, my father said. And not so common. The children will tease her at school so he took to calling her Molly. Darling daughter. Little precious Molly.
I would weep into my pillow telling myself that if God alone was enough, my God given name was enough. It is the devil who is known by several names. We know God only as God. But the devil, she is Abadon and Beelzebub; she is Lucifer and the old serpent; she is Satan and the tempter, thief and the wicked one.
The devil was clever. After all she had once disguised herself as the angel of light. She knew how to form the sweet words and sway the world with a smile that is so gentle that you want her to never stop smiling. Only I knew it was all a disguise. Within her all was black, all was evil. But who would believe me? And as I watched, I saw her worm her way into the hearts of everyone around, everyone I loved. First my parents, my uncles, aunts and cousins and then my husband Antony.
Father, I loved Anto. How I loved him. He would alleviate this loneliness in me, I thought. He was not rich. My father didn't want a rich man for me, he said. He wanted a man who would make his home with us, he said. So Antony who was the middle son was found. My father set up a bakery for him. Antony's family had owned a bakery. All Antony had to do was run it, but then Antony was proud of his baking skills.
My father was pleased. He would be able to manage the bakery better.
I heard my father tell Anto that I may be difficult to live with. But Anto, my kind husband Anto said, "She is like dough. All that is needed is some attention. Like dough for bread. She needs to be dealt with care. That's all. Don't worry."
I liked that, Father. I liked to be the bread in his life. Soon there was a little bun.
Is that a hiss of disapproval, Father? Would you have preferred me to not have strayed to what the warmth of an oven can do?
But when man kneads dough how can you expect a little bun to be not made? A perfect little bun. They cut me open as if they were opening the oven and drew out my Tito. There was no hysteria, no mess. One perfect little bun - Tito [the Ti from Theresa and the To from Anto].
Did I mention that Thomasina also known as Molly also known as Belial was married off to Mathew? I was finally rid of her I told myself.
Then Mathew drove his jeep into a bulldozer. He was drunk, they said. Thomasina came home.
"I don't like it," I told Anto as we prepared for bed.
"But why? Where else she will go? She is harmless, Theresa. Stop it now. You are not little girls now to be squabbling. Have some pity! She's a widow." He said pulling the sheet to his chin.
How it rasped. The slither of the sheet over his chest hair. Or was it the slithering of the serpent. It was the sound of her straying into our Garden of Eden. Bitch. Whore. Devil's spawn.
No, don't even think it, Father. If I was a suspicious woman, wouldn't I have accused my husband long before? Wouldn't I have doubted his fidelity and questioned his troth to me? Anto loved me, I knew. I was the golden loaf. The bread of his life.
She did nothing specific to catch his attention, I must admit that. It has since occurred to me that's the most wiliest of the feminine wiles. To intrigue a man. Soon I followed his eyes following her. And I knew suddenly where I had spotted that look. In Tito's eyes when the bakery had made a particularly fancy cake. A special order. The leap of greed, a deep temptation, that utter desperation in knowing it wasn't for him. The imagined taste, the sweetness, the richness, oh, for a bite, even just bite if he couldn't have the whole thing. If I was Anto's bread, she was the prize cake he longed for.
Father, do you feel sorry for me? No, don't Father. I stopped loving him the moment I saw his eyes light up at the sight of her. When you don't love someone, how can they hurt you?
Do you know what happens when you put a man and cake together? Crumbs. That's what you get. Anto, master baker, silly fool, if only he realised it.
"What are you talking about, chechi?" She turned on me when I confronted her. "You are mad. You need help... do you realise what you are saying?"
And then I saw the look in my Anto's eyes as he stood there. He had heard what Thomasina and I had hurled at each other. It was disgust at a mouldy loaf that was imperfect to begin with. How could I bear it? If he wanted her so much, he could keep her...
So I shut my eyes that day and all was blank and all was fine. For I didn't need to see how when Tito said something funny, it was her he looked at before they burst into laughter. I wouldn't have to see how when he sat with the accounts, it was she he called for help. Molly, tally this up for me, will you? Molly, check these bills. I can't seem to get it right. Molly this. Molly that....
I wouldn't have to see how he would hasten to serve himself immediately after she had ladled curry into her plate. As if touching the ladle after she had was an act of togetherness.
If I could see, I would have had to witness the 86,400 ways in which the two of them deceived me day after day, right in front of my eyes.
So I never allowed myself to see again. The doctors call it hysterical blindness. Do I seem like a hysterical woman to you, Father?
I did not hate her anymore than I did. How can there be degrees to an absolute emotion? And hate is one.
He died a year ago. It was a heart attack.
Sometimes an order for a fancy cake would be suddenly cancelled and Anto would bring the cake home. Tito would cut himself a great big piece and soon his face would crumple in disappointment when he realised it was the same cake merely tarted up. But he would still eat most of it and then be ill the next day.
Anto was the same. Perhaps the experience of bedding her didn't live up to his expectations. Perhaps all that guilty pleasure clogged his arteries. Perhaps he just couldn't handle it all. Who knows? Who cares.

God moves in mysterious ways, Father. All my life she tormented me. Now I am her tormentor.
She chose to make her home with me. And now she's chained to my side. And I measure out my torture to her so she will never know what she will be called upon to do next.
This month I decided that she has to take me to all the seven and a half churches that St. Thoma put up here.
Which is why I am here. In Tiruvithamkode. In the half church.
So tell me Father apart from not having made my confession in this past week, have I really sinned? But I have spoken in my head to God about this every day, every night, so at the most you can call mine half a sin... right?

The priest cleared his throat. Stop there, he wanted to say. Then it occurred to him the woman was not just blind but also deranged. Why should she think she was in Tiruvithamkode in Tamilnadu while they were right in the heart of Thrissur in Kerala? And how did one offer absolution to a confused woman?
He cleared his throat again in preparation to speak. Then unable to hide his curiosity, he tugged the little curtain aside to take a look at her. What would her face reveal? A twitching nerve? A mouth askew? The gleam of madness in those unseeing eyes? But she had already risen from her knees and was being led away by the younger woman. It seemed to him that she had merely needed to confess and had no desire to seek penance. The act of contrition meant nothing to her. The priest felt an unease. What did one do in such instances?
Then another voice, softer but firmer, spoke. Who was this now? Once again he peered through the curtain. It was the younger woman. Her eyes were closed and her face was rigid as a mask. It was the face of an adulteress; shameless woman, brazen hussy who felt no qualms about stealing her sister's husband. What was she going to say, she grimaced as he felt a wave of dislike wash over him.
He stiffened. What was she saying?
Forgive me, Father for I have sinned. It's been a month since I went to confession.
It isn't that I don't want to. But ever since my husband died my life is not what it used to be. I am so busy trying to manage, trying to keep head above water that I cannot even remember what day of the week it is.
Sometimes I think I do not wish to know the passage of time. Without Anto everyday seems the same. He was the kindest man I knew. And so patient. Which other man would endure his wife's widowed sister as he had? A sister who spewed venom all day. A sister who behaved as if he were hers to toy around. Anto put up with a great deal... my poor Anto.
Eleven years is all we had together. Eleven short years Father and not once did he utter a word of reproach at what my sister put him through. I wonder what Anto would have done in my place. For once again I have had to deceive my sister.
When Anto died, the bakery that was already not doing as well as it used to had to be sold. No one seemed to want the cakes and breads we made; children didn't flock any more for the buns or the puffs. We were too old fashioned, our bakery goods too familiar. But my sister wouldn't accept that there is no longer even the little money we had.
Every day she clamours for one thing or the other. I find it impossible to satisfy her. If I were to deny her wish, she takes ill. It frightens Tito to see her behave so. It frightens me too, I confess. So I give in. I always have.
Which is why when she was widowed a few months after my marriage, I didn't protest about her coming to live with us. I wasn't very happy at the thought of sharing my home, but I felt I ought to live up to some of Anto's goodness at least. So, I made her welcome in my home.
Mathew had a woman in the car when the accident happened. She was his mistress, it was discovered. He drove into a parked bulldozer. He had been drunk. Any woman would be devastated to be widowed three months after her marriage. So imagine her plight to discover that she had been betrayed as well.
As long as our parents were alive, there was some semblance of normalcy, but when they died... that was the beginning of the nightmare. Sometimes I wonder if I will ever escape it.
This month my sister demanded I take her to the seven and half churches. I could take her to Maliankara and Palayoor, Kottakavu and Kokkamangalam but I cannot afford to take her all the way to the others especially to Nagercoil in Tamilnadu. So I took her all day in the local transport buses claiming we were on our way to Tiruvithamkode.
I have taken a room here in the next street in a lodge owned by my late husband Anto's friend. He let me have it for free when I explained to him the whole story. I do not want to disappoint her. She has already had so much to bear in life. The death of her husband Mathew. Her blindness. All she has now is me....
I wait for you, Father to tell me what should be my act of contrition. Somewhere in me a little voice demands: But is it really a sin when one deceives to only make someone happy? Would that make it half a sin, Father?
But does the church recognise sin by fractions? Or, is it an absolute too?
Would you know, Father, would you?
As he sat there, the priest felt the cassock like a caul press upon him. Constricting thought, reason and even God's presence. He felt alone and divided. How could he a mere man be called upon to decide? Who was sane? Who was insane?

 

Anita Nair is the best selling author of The Better Man, Ladies Coupe and Mistress. Her books have been translated to over 30 languages worldwide. Her new novel Lessons in Forgetting has just been published.

 

 

 

 

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