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IL DECANO E MRS. HESS

Inedito

15 GIUGNO DESTINO - Forme di vita: la scelta e il caso

Legge: Jamaica Kincaid

Quel pomeriggio, alle quattro meno un quarto precise, il piccolo Heracles scese dallo scuolabus e scoprì che sua madre, la cara Mrs. Sweet, non era venuta a prenderlo. Vide lo scuolabus, con alla guida quel Mr. Strange con il suo nome folle, scomparire dietro la curva sotto al monumento di Bennington; vide i suoi compagni, bambini bizzosi che vivevano in un paese circondato da piante sempreverdi di ogni tipo, tranne a foglia larga, e le sempreverdi erano tutte malate e guastate dalla ruggine; e questi bambini erano molto cattivi perché qualche volta picchiavano quasi a morte il piccolo Heracles e la forza che lui impiegava a trattenersi dallo stringerli tutti nelle grandi mani brune e dal ridurli senza vita come i suoi vecchi calzini era più grande della forza con cui aveva sgominato l'intera città di Tebe come appariva nel giochino Nintendo che aveva in mano; questi bambini comunque non avevano un nome di origine illustre, poiché si chiamavano Jamie, Kalen, Renair e così via. Ma alla fermata dello scuolabus Mrs. Sweet non c'era e il piccolo Heracles era fuori di sé dall'ansia e dal dolore perché amava sua madre tanto e solo tanto; e una nube scura piena di fuoco venefico gli uscì dalla fronte e lui la diresse verso la cima del monumento di Bennington e lo fece cadere al suolo, mancando di poco un pullman pieno di cittadini tedeschi in giro per il New England a primavera.

Heracles era così fuori di sé dalla rabbia e dalla pena per il fatto che Mrs. Sweet non fosse là ad accoglierlo all'arrivo dello scuolabus che si accasciò al suolo, avvicinò i piedi al petto, il mento sulle ginocchia, tanto da sembrare l'immagine di un bambino completamente formato nel grembo della madre, un'immagine di quelle che di solito si trovano sulle pareti di uno studio medico. Su, andiamo! Quella era la voce della bella Persephone, sua sorella, e come poteva essere altrimenti, perché era primavera e lei tornava in libertà dagli abissi della tasca della giacca di tweed Brooks Brother che apparteneva a Mr. Sweet (e la fodera di quella tasca, fatta di seta acquistata a Hong Kong, era a brandelli e la povera bella Persephone soffriva). Non sapendo cos'altro fare, lo sollevò con facilità, come fosse una pannocchia di granturco, o un cestino di fragole, o un piatto di piselli, o come se togliesse dalla gabbia il criceto morto la sera prima e lo mettesse nella tasca destra della giacca di polietilene tereftalato mentre la tasca stessa era foderata di raion. Su, su, disse, e intanto gli accarezzava la curva della schiena con il pollice, le quattro dita a proteggergli la testa appoggiata sulle ginocchia, è proprio brutto che di nuovo lei non sia qui quando scendiamo dallo scuolabus. Dove diavolo era? Cosa diavolo faceva? Oh, se ne sta solo seduta lì in quella stanza a scrivere di sua madre, per la miseria, come se la gente, da che mondo è mondo, non avesse mai avuto una madre che voleva ucciderla prima della sua nascita; e di quel padre stupido di nome Mr. Potter che non sapeva neanche leggere, e di quella stupida isoletta del cazzo dove è nata, piena di gente stupida che la storia sarebbe felice di dimenticare ma che lei deve ricordare sempre a tutti e a nessuno gliene frega niente e lei non lo tollera; ma si può sapere dov'è? Se ne sta in quella stanzetta vicino alla cucina, e da quella stanza vede la cucina e ci prepara da mangiare tutto quello che vogliamo e nessuno di noi vuole la stessa cosa e come fa a scrivere sempre quella merda... fermatela, fermatela prima che la uccida ed era molto meglio quando ci faceva le calze che erano troppo grandi prima di lavarle e troppo piccole dopo e poi raccoglievano solo polvere nel cesto dei panni perché lei non sopportava di buttarle via, dopo tutto il tempo speso a sferruzzare, e i cappelli non ti tenevano mai caldo, ci cadevano sugli occhi quando sciavamo e io per poco non ci lasciavo le penne a venir giù da quel diamante nero con indosso quel cappello stupido che lei, rimasta alzata tutta la notte, aveva fatto apposta per regalarmelo; è quella scrittura stupida, è la scrittura stupida, è la scrittura stupida che le impedisce di essere puntuale all'arrivo dello scuolabus con Mr. Strange alla guida, si chiama anche Ralph e non è un uomo di discendenza illustre, e un uomo, sai, un uomo che dovrebbe star rinchiuso in galera in una cella sottoterra, potrebbe venire a prenderci e portarci a casa sua e assassinarci e stuprarci e non ci vedrebbero più né avrebbero più nostre notizie, neppure un cenno al telegiornale della notte, svaniti dalla faccia della terra come una specie di un'era geologica ancora neppure scoperta; cosa fa, cosa fa, cosa diavolo fa? Se ne sta seduta là in quella stanza davanti al grande tavolo che Donald ha fabbricato per lei e pensa, pensa a una frase e a come finirla, mia madre mi ucciderebbe se ne avesse la possibilità, io ucciderei mia madre se ne avessi il coraggio, e se una cosa simile fosse possibile, vive in quel mondo fatto della stanza con il tavolo e la cucina subito al di là e ci lascia qui tutti soli perché un uomo ci uccida, perché i turisti tedeschi ci guardino fissi, perché gli altri bambini e le loro madri vedano che lei non ci ama, ama solo il mondo che porta con sé nella testa, un torrente di bugie, tutte nella sua testa, noi non siamo niente per lei, niente, niente, solo quelle parole nella testa, e guarda adesso, arriva la notte, la notte nero inchiostro ci inghiottirà e non ci troveranno più perché ci perderemo nella notte. Dov'è, dov'è...

Allora, oh proprio allora, ecco comparire Mrs. Sweet alla guida della macchina vecchia, la vecchia Kuniklos grigia che Mrs. Sweet chiamava affettuosamente Mr. McGregor, poiché amava personalizzare tutte le cose, come se tutte le cose del mondo fossero fatte apposta per lei; e quando vide i suoi due figli si gonfiò tutta come un soufflé e, a dire il vero, in testa in quel momento aveva proprio il menù per la cena: un soufflé di polpa di granchio, un'insalata verde in vinaigrette, il gelato se i bambini lo volevano, quello comprato, non il gelato che aveva preparato lei - quello lo faceva solo d'estate; era molto orgogliosa di loro, e perché? Non lo sapeva, non adesso, non allora... Ma i bambini erano contenti di vederla o così pensava allora. La sorella aveva liberato dalla tasca il piccolo Heracles non appena aveva intravisto la vecchia Kuniklos grigia raggiungere la cima della salita proprio di fronte alla casa dei Gatlin; il piccolo Heracles si era drizzato da quella posizione eterna e adesso sembrava fresco come un fiore appena aperto, o come un fiore appena aperto visto in un film al rallentatore. Mrs. Sweet prese i figli carissimi tra le braccia e li avvicinò a sé con gli occhi chiusi come fossero un fragrante bouquet di Lilium nepalens appena colto, ma a dire il vero intanto li cacciava sul sedile di dietro della macchina vecchia e sul fondo c'era la muffa, il tettuccio perdeva, la portiera non si chiudeva bene dalla parte del conducente e faceva entrare pioggia o neve a seconda del caso. Dopo aver messo la terza, svoltò in Silk Road, attraversò il fiume Walloomsac all'altezza del ponte coperto, seguì veloce le curve lungo Mattison Road, girò a sinistra in Harlan e poi via a casa, là dove Shirley Jackson aveva vissuto un tempo. Ma quel viaggio verso casa allora, cosa ne è stato? Cosa ne è adesso? Poiché tra il ponte coperto e la casa di Shirley Jackson c'è una foresta e proprio mentre si avvicinavano Persephone si inumidì le labbra e proprio mentre ne oltrepassavano il limitare lei proruppe allora in una canzone, non una canzone dalle note ordinarie, non una canzone sentita alla radio, e poi ancora, non era nemmeno una vera canzone, era una serie di suoni acuti, ognuno diverso e uscivano in file di dodici o forse tredici o quattordici, ma dodici sembrava più plausibile, o così almeno pensava Mrs. Sweet, ma lo pensava soltanto, non lo sapeva per certo allora o adesso, mentre lo scrive; e quelle file di note erano uguali e poi no, poiché l'ordine non era previsto, pensava Mrs. Sweet quando non voleva infilare il grosso calzino sportivo da uomo nella bocca della bella Persephone, e l'ordine era casuale, pensava Mrs. Sweet quando voleva consegnare la bella Persephone all'oblio, l'oblio che appartiene solo al cielo, un posto dove tenerla fin quando Mrs. Sweet ne avesse tollerato di nuovo la presenza. E la bella Persephone cantava come fosse sostenuta da un'orchestra intera, una di quelle sfarzose, come fosse in una grande sala da concerto e un pubblico dalle caratteristiche fisiche non definite, nessun naso largo, nessun capello giallo e fine, una carnagione neutra, lontano dagli eventi storici, la stesse ascoltando. Ma all'orecchio degli altri occupanti della vecchia Kuniklos, una macchina prodotta in Germania ma con un nome greco, che fastidio era sentire a quel modo il contenuto del catalogo Delia, che fastidio sentire a quel modo il contenuto del catalogo Wet Seal, che fastidio sentire a quel modo i desideri della bella Persephone. Lei cantava ancora, anche se cantare, quell'azione, spesso associata alla sensazione di venir trasportati in un'altra dimensione, lontano dalla nostra solita condizione mentale, una dimensione altra rispetto al nostro io reale, non era quanto faceva la bella Persephone; cantava e il canto in sé era bello e cantava del cappotto di tweed con l'orlo scucito appena sotto al ginocchio e del cappotto di tweed di un navigante della Marina Britannica e del vestito fatto di barili di petrolio lavorato fino a diventare un tessuto simile a una ragnatela sottile con cui confezionare un vestito dalla bellezza surreale, e cantava della gonna corta con le pieghe ampie e della gonna lunga con le pieghe strette e degli stivali dalle suole spesse e degli stivali che ti arrivavano al ginocchio e degli stivali che la bella Persephone - o la sua amica l'Agnello dai capelli di fiamma che viveva in Mechanic Street, o la sua amica che viveva sui bastioni di roccia di un monte nel North Adams in Massachusetts, o le altre sue molte amiche che d'estate vivevano con lei a Camp Eisner, nella cittadina di Great Barrington in Massachusetts - non si sognava neppure di indossare. La sua voce per gli stessi dodici suoni e poi in fila, in modo familiare e poi d'improvviso no, o così sembrava ai poveri orecchi ignoranti di Mrs. Sweet, poiché Mrs. Sweet conosceva solo gli inni anglicani e poi Mighty Sparrow e poi la Motown e poi la Disco e poi il piccolo Heracles amava Jay-Z, che crudeltà farti amare una cosa dodici volte e poi passare a qualcos'altro e fartelo amare e poi passare a qualcos'altro e farti amare anche quello e poi rendere nuova la cosa amata e non dirtelo e amare anche quella e poi passare a qualcosa di cui ti eri dimenticato e farti amare anche quello e passare a qualcosa che conosci e hai amato allora e ami adesso e farti credere che non lo conosci affatto. Che crudeltà! Questo pensava Mrs. Sweet. Questo pensava Mrs. Sweet mentre accompagnava i bambini a casa, la casa in cui Shirley Jackson aveva vissuto. E mentre Mrs. Sweet si avvicinava a casa, quella bella casa, bianca, con colonne doriche in quello stile detto vittoriano, pensava che forse quei dodici suoni in fila e poi ripetuti, di continuo, e poi alterati d'improvviso, fossero belli come alberi in file di cinque, in diagonale e a distanza uniforme, una disposizione da poter quindi essere definita una quinconce, e questa ripetizione, questo motivo, è molto rilassante per lo spirito e Mrs. Sweet poteva testimoniarlo perché una volta aveva visto la stessa cosa nel folto d'alberi di un giardino in Toscana.
Le dodici file di note, tutte uguali, tutte leggermente variate una dall'altra, così sembrava all'orecchio non educato e accordato sul Terzo Mondo di Mrs. Sweet, finirono di colpo, la bella Persephone chiuse la bocca, e Mrs. Sweet fece fare alla macchina grigia, che il costruttore aveva battezzato così in onore di un roditore assai amato dai bambini e odiato da chiunque abbia un orto senza recinzione, una brusca inchiodata! I bambini dissero: «Cristo, mamma» e «Oh cazzo, mamma» mentre i loro corpi balzavano in avanti e venivano poi trattenuti dalla cintura di sicurezza che Mrs. Sweet li costringeva a mettere, e questo inatteso flirt con la catastrofe sarebbe stato piacevole ed eccitante se fosse avvenuto in un parco giochi, non nel vialetto della loro casa dolce casa.
Oh allora, oh allora, ma vederlo solo adesso: poiché il piccolo Heracles si precipitò in casa ed entrò in un mondo dove sfilavano figure immaginarie, Tartarughe Ninja, Ninja Bat e Ninja Boy con indosso mantelline raffinate dai colori troppo vividi mai viste nel mondo conosciuto, che combattevano e trionfavano sulle creature del mondo futuro, sulle creature del mondo passato, e si vedevano in televisione o nelle videocassette VHS, non su Chi diamine è Carmen Miranda; e la bella Persephone si precipitò in casa incontro a Meredith di Instant Messenger e a Samantha e Joan e Jenny e un'altra ragazza con cui divideva ricordi straordinari di Camp Eisner a Great Barrington in Massachusetts, e un'altra ragazza il cui padre guardava le vagine perché era un ginecologo, e un'altra ragazza i cui genitori gestivano un Bed and Breakfast a North Adams in Massachusetts e un'altra ragazza che non aveva mai conosciuto di persona e non avrebbe mai conosciuto, in realtà, e questa assenza di realtà rattristava Mrs. Sweet perché la realtà era fatta di adesso e di allora, e l'adesso e l'allora non avevano differenze! L'adesso e l'allora non erano identici e tuttavia erano adesso e allora; poiché Mrs. Sweet stava qui e adesso aveva due figli e Mr. Sweet era suo marito, il padre dei suoi figli, quello era il suo adesso e il suo allora, ogni cosa era separata, e ogni cosa separata era proprio tutto, così pensava Mrs. Sweet mentre seguiva i figli nelle profondità della casa dove Shirley Jackson aveva vissuto un tempo, ed è vero che il piccolo Heracles e la bella Persephone non avevano mai sentito parlare di quella donna che aveva vissuto in quella casa con le grandi colonne doriche, l'architettura vittoriana e un tocco di Grecia classica. E adesso? Poiché Mrs. Sweet stava entrando in casa e subito prima aveva indugiato sulla soglia ed era rimasta immobile: ai suoi piedi c'era la sua vita, sepolta in un tenebrore infernale custodito da un nugolo di paure alate: «non molto dopo aver dovuto ricopiare il primo e il secondo libro del Paradiso perduto come punizione per essermi comportata male in classe, andai a trovare la mia madrina, Mrs. DeNully, una donna così grossa che non riusciva a spostarsi dal sofà alla poltrona senza aiuto, e senza aiuto, non riusciva a farlo per niente. Quando non dormiva, stava in quella stanza che conteneva il sofà e alcune poltrone, poltrone Morris, e numerose pezze di ogni stoffa immaginabile, o di ogni stoffa disponibile nelle mercerie delle Indie Occidentali Britanniche. Queste pezze di stoffa le arrivavano da alcuni opifici inglesi ed erano di ottima qualità e non tutti potevano permettersele; la donna che faceva le pulizie a casa dei DeNully ottenne, come regalo di Natale, tre metri di stoffa. C'era il lino svizzero a pois e quello irlandese e la bella tela crespa a strisce e il cotone ricamato e il faille di seta e tutte le cose che rendevano un bel vestito ancora più bello nella stanza di Mrs. DeNully. Mrs. DeNully era sposata con Mr. DeNully, e lui era un dirigente del Menzies Dockyard, appartenente alla famiglia con lo stesso nome, e vendevano cose che avevano a che fare con le navi e con le case. Era arrivato ad Antigua dalla Scozia quando era un ragazzo suppergiù di sedici anni, senza soldi né famiglia, e non molto tempo dopo aveva conosciuto e sposato Mrs. DeNully. Lei era a quel tempo la figlia illegittima di un uomo ricco; sua madre discendeva dagli schiavi e suo padre discendeva dai padroni e lei somigliava più ai padroni che agli schiavi. Suo padre e sua madre non si erano mai sposati. Suo padre era sposato con una donna da cui aveva avuto una figlia, la sua unica figlia legittima. Questa figlia e Mrs. DeNully si somigliavano molto, ma si odiavano e l'odio era così radicato che nessuno sapeva davvero quando era iniziato o quale ne fosse il motivo. Questa figlia aveva sposato un uomo di nome Pistana e non so da dove venisse. Ma anche Mrs. Pistana aveva una merceria e sebbene le due sorelle non si parlassero, spesso si mandavano i clienti, nel caso il cliente cercasse un tipo di tessuto che una delle due non aveva. A dire il vero avevano gli stessi tipi di stoffa, e l'una non aveva in vendita una cosa che non avesse anche l'altra. I tipi di stoffa che vendevano arrivavano con la stessa spedizione di merci, nella stessa nave, che lasciava lo stesso porto inglese. Ma è a Mrs. DeNully che penso adesso, e quando parlo di sua sorella Mrs. Pistana e di suo marito Mr. Pistana, che vendevano pentole e tegami e tazze e piatti nell'altra metà del negozio di loro proprietà, è solo per riportare Mrs. DeNully in vita adesso come era allora.

That afternoon, at exactly quarter to four, the young Heracles got off the school bus and found that his mother, the dear Mrs. Sweet, was not waiting to pick him up. He saw the school bus, driven by the madly named Mr. Strange, disappear around the corner below the Bennington monument; he saw his companions, some wayward boys who lived in a village that was surrounded by evergreens of every kind, except for broad leaf, and the ever greens were all sick with a blight of rust; and these boys were very bad, for sometimes they pummeled almost to death the young Heracles, and the force required to restrain himself from gathering them up altogether in his large brown hands and making them as life-less as his old socks was greater than the force he had used to smite the entire city of Thebes as it appeared in his hand held Nintendo game; those boys in any case, had names of no distinguished origin, their names being Jamie, Kalen, Renair and such. But the bus stop was empty of Mrs. Sweet and the young Heracles was beside himself with anxiety and sorrow for he loved his mother so and only so; and a dark cloud full of a toxic fire emerged from his forehead and he directed it towards the top of the Bennington monument and caused it to fall to the ground, just missing a bus full citizens from Germany, who were taking a tour of New England in the Spring.

So beside himself was Heracles with anger and grief over Mrs. Sweet not being there to greet him when the school bus arrived, that he sank to the ground, drew his feet up into his chest, his chin rested on his knees, so that he looked like an illustration of a fully developed child intact in his mother's womb, an illustration commonly found on the walls of a doctors office. Oh come on! And that was the voice of the beautiful Persephone, his sister, and that is as it should be, for it was Spring and she was released from living in the depths of the pocket of Mr. Sweet's old Brooks Brother's tweed jacket, (and the lining of that pocket, which was made of silk purchased in Hong Kong, was shredded and poor beautiful Persephone suffered ) Not knowing what else to do, she lifted him up with much ease, as if he were an ear of corn, or a pint of strawberries, or a plate of peas, or as if she were removing the hamster that died overnight from its cage, and she placed him in the right hand pocket of her jacket which was made from polyethylene terephthalate and the pocket itself was lined with rayon. Now, Now, she said, as she stroked the curve of his back with her thumb, her four fingers shielding his head which rested against his knees, it is very bad that she is not here to meet us once again when we get off the bus from school. Where the hell could she be? What the hell could she be doing? Oh, she just sits in that room writing about her god damn mother, as if people had never had a mother that wanted to kill them before they were born in the history of the world; and the stupid father named Mr. Potter who couldn't even read, and the fucking stupid little island on which she was born, full of stupid people who history would be happy to forget but she has to keep reminding everybody and no one cares and she can't stand it; and where is she? She is that little room off the kitchen, and from that room she can see the kitchen and she is making us whatever we all want to eat and none of want the same thing and how she manages to keep writing that shit... make her stop, make her stop before I kill her and it so was much better when she would only knit us stockings that were too big before they were washed and then were too small after they were washed and they just gathered dust in the wash basket because she couldn't bear to throw them out, after all the time she had spent knitting them and the hats never kept you warm, they fell into our eyes when we were skiing and I almost killed myself coming down that black diamond wearing the stupid hat she had stayed up making for me as a present; and it is the stupid writing, it is the stupid writing, it is the stupid writing that's keeping her from being on time to meet the school bus which was driven by Mr. Strange, Ralph is his name too and that is not a name with a distinguish lineage, and a man, you know just a man who should be locked up in a jail in a cell that is underground, could come and pick us up and take us to his house and murder us violate us sexually and we would never be seen again or heard of again, not even to be mentioned on the nightly news, vanished from the face of the earth like a species from a geological era that isn't even yet detected; what is she doing, what is she doing, what the hell is she doing? She is sitting there in that room at the big desk that Donald made for her and she is thinking, thinking of a sentence and the way to end it, my mother would kill me if she got the chance, I would kill my mother if I had the courage, and as if such a thing was possible, she lives in that world of the room with the desk and the kitchen just beyond and she leaves us here all alone for a man to murder us, for tourist from Germany to stare at us, for all the other children and their mother's to see that she doesn't love us, she only loves that world that she carries around in her head, a torrent of lies, all in her head, we are nothing to her, nothing, nothing, only those words in her head, and now look, the night is coming, the ink black night is going to swallow us up and we will never be found for we will be lost in the night. Where is she, where is she............

Then, oh just then Mrs. Sweet appeared in the old car, the old grey Kuniklos, the old car Mrs. Sweet fondly called Mr. McGregor, for she so loved to personalize everything, as if everything in the whole world was made solely for her; and when she saw her two children she blew up like a soufflé and actually right in her mind right then was the menu for dinner: crab soufflé, a green leaf salad with a French vinaigrette, ice cream if the children wanted it, from the store, not ice cream she had made herself- that she only did in the summer; she was very proud of them, and why? She couldn't say, not now, not then......But the children were glad to see her or so she thought then. His sister had released they young Heracles from her pocket the minute she caught sight of the old grey Kuniklos as it crested the hill just in front of the Gatlin house; the young Heracles had unfolded himself from that eternal position and now he looked fresh like a flower just opening, or like a flower just opening as seen in a time lapsed film. Mrs. Sweet gathered up her dear children in her arms and drew them close to her with eyes closed as if they were a fragrant bouquet of Lilium Nepalens just then picked, but really though she hustled them in to the back of the old car and there was mold growing on the floor, the roof of the car had a leak in it, the door on the drivers side did not close properly, letting in rain or snow as they case may be. In third gear, she turned on to Silk Road, crossed the Walloomsac River at the covered bridge, swiftly rounding the curves on the Mattison Road, making a left on Harlan and then home to the house in which Shirley Jackson had once lived. But that journey home then, what of it? What of it now? For a forest stands between the covered bridge and Shirley Jackson house and just as they approached it Persephone wet her lips and just as they crossed its boundary she then burst into a song, not a song with every day notes, not a song heard on the radio, and then again, it was not even a real song, it was a series of pitched sounds, each of them different and they came in rows of twelve or maybe thirteen or fourteen, but twelve seemed more plausible, or so Mrs. Sweet thought, but she only thought this, she didn't know with certainty then or now, as she writes this; and those rows of notes that were the same and then were not, for the orderings were not expected, thought Mrs. Sweet and that was when she didn't want to put a large man's atheletic sock in the opening of the beautiful Persephone's mouth, and the orderings were random, thought Mrs. Sweet and that was when she wanted to throw the beautiful Persephone into an oblivion, an oblivion that was solely the heavens, a place where she would be held until Mrs. Sweet could bear her very presence again. And the beautiful Persephone sang as if she were backed by an entire orchestra, a lavish one, as if she were in a great hall and an audience with no defining physical characteristics, no broad noses, no fine and yellow hair, an indifferent complexion, removed from historical events, were listening to her. But to the ears of the other occupants of the old Kuniklos, a car that was made in Germany but bore a Greek name, how annoying to hear the contents of the Delia catalogue in that way, how annoying to hear the contents of the Wet Seal catalogue in that way, how annoying to hear the contents of the beautiful Persephone's desires in that way. She sang on, though sing, that act, so associated often with the feeling of being transported out of your current state of mind, into another realm, a realm of something other than our real selves, was not what the beautiful Persephone did; she sang and the singing itself was as beautiful and she sang of the tweed coat whose hem fell just below the knee and the tweed coat that was cut in the style of a sea man in the British Navy and of the dress that was made from barrels of oil that had been wrought into fabric that looked like gossamer and a dress of surreal beauty was fashioned from it, and she sang of the skirt that had wide pleats and was short and of the skirt that had narrow pleats and was long and of the boots that were thick soled and of the boots that came up to the knee and the boots that could not even be considered wearing by the beautiful Persephone or her friend the Flame haired Lamb who lived on Mechanic Street, or her friend who lived on the ramparts of a mountain in North Adams, Massacusetts, or her many other friends who lived in the summer along with her in Camp Eisner, Great Barrington, Massachusetts. Her voice at the same twelve pitch and then in a row that might be familiar and then unexpectedly not, or so it seemed to poor, benighted Mrs. Sweet ears, for Mrs. Sweet only knew of Anglican hymns and then the Mighty Sparrow and then Motown and then Disco and then the Young Heracles loved Jay-Z, how cruel to make you love one thing twelve times and then change to something else and make you love that and then change to something else and make you love that too and then make the thing you loved new and not tell you and then you love that too and then change to something you had forgotten and make you love that too and then change to something you know and loved then and love now and make you think you don't know it at all. How cruel! So thought Mrs. Sweet. So thought Mrs. Sweet, as she drove her children to their home, the house that was the house Shirley Jackson had lived in. And as Mrs. Sweet approached the house, that beautiful house, white, with Doric columns built in something called a Victorian style, she thought that might the twelve pitches arranged in a row and then repeated over and over again and then changed unexpectedly, be as beautiful as trees arranged in rows of five diagonally placed and evenly spaced and so therefore be called a quincunx, and this repetition, this design, is so restful to the spirit and Mrs. Sweet could testify to this for she once saw this very thing in the woodland part of a garden in Tuscany.
The twelve rows of notes, each the same, each varying slightly one from the other, so it seemed to Mrs. Sweet's untutored and Third World attuned ears, came to sharp end, the beautiful Persephone shut her mouth, and Mrs. Sweet brought the gray car, which was named by the car maker to honor a rodent much loved by children and hated by anyone with an unfenced vegetable garden, to an abrupt stop! The children said, "Jesus Christ Mom" and "Oh fuck Mom" as their bodies lurched forward and then were restrained by the seat belts which Mrs. Sweet always insisted they wear, and this unexpected flirtation with disaster would have been a delight and a thrill were it to take place on a ride in an amusement park, not in the driveway of their own home sweet home.
Oh then, oh then, but only to see it now: for the Young Heracles rushed into the house, through the doors, into the world of a cavalcade of imaginary figures, Ninja Turtles, Ninja Bats, Ninja Boys who wore exquisitely styled capes in colors too vivid to be found in the known world and they fought and triumphed over creatures from the world to come, creatures from the world that was, and they were to be seen on television or VHS tapes, not on at all on Who In the World Is Carmen Miranda; and the Beautiful Persephone rushed into the house to Instant Messenger Meredith and Samantha and Joan and Jenny and another girl with whom she shared special memories of Camp Eisner in Great Barrington, Massachusetts, and another girl whose father looked at vaginas all because he was a gynecologist, and another girl whose parents tended a Bed and Breakfast in North Adams, Massachusetts and another girl she had not yet met in person and never would meet in reality, and this absence of reality saddened Mrs. Sweet, for reality made up now and then, and now and then were without difference! Now and then were not the same and yet now and then: for here was Mrs. Sweet and now she had two children and Mr. Sweet was her husband, the father of her two children, that was her now and that was her then, all being separate, and the separated being particularly all, so thought Mrs. Sweet, as she followed her children into the depths of the house in which Shirley Jackson used to live, and it is true that the young Heracles and the beautiful Persephone had never heard of that woman who had lived in that house with the great big Doric columns, Victorian architecture and Greek revival. And what now? For Mrs. Sweet was entering the house and just before she did that, she paused on the threshold and then she stood very still: at her feet lay her life, it lay buried deep in an infernal darkness place and it was guarded by a flock of her winged fears: "not long after I had been made to copy Book One and Two of Paradise Lost as a punishment for mis-behaving in class, I went to visit my godmother, Mrs. DeNully, a woman, so large that she was unable to walk from the sofa to the chair without support and if she had no support, she would not have been able to do it at all. When she was not asleep, she stayed in the room that contained the sofa and some chairs, Morris chairs, and many bolts of cloth in every imaginable weave, or every weave available to the haberdashers in the British West Indies. These bolts of cloth came to her from mills in England and they were very good quality and not everybody could afford them: the woman who cleaned the DeNully's house got from them as a Christmas present, three yards of cloth. There was dotted Swiss and Irish linen and beautiful seer sucker and embroidered cotton and silk faille and all sorts of things that would make a beautiful dress even more so in the room with Mrs. DeNully. Mrs. Denully was married to Mr. DeNully and he worked as a manager at Menzies Dockyard, and it belonged to the family by that name and they sold all things to do with a ship and all things to do with a house. He had come from Scotland, without money and without family to Antigua when he was a very young man, sixteen or so, and not long after that, he met and married Mrs. DeNully. She was then the illegitimate daughter of a rich man; her mother was descended from slaves and her father was descended from masters and she looked more like the masters and less like the slaves. Her mother and father were never married. Her father was married to a woman with whom he had daughter, his only legitimate child. This daughter and Mrs. DeNully looked very much alike, but they hated each other and the hatred was so firmly established that no one even knew really when it started or what was the cause of it. This daughter married a man named Pistana and I don't know now where he came from. But Mrs. Pistana was in the haberdashery business also and though the two sisters never spoke to each other, they often referred customers to one another, if the customer were looking for a kind of fabric that the one of them did not have in stock. In truth, they carried the same kinds of cloth, the one did not carry for sale something that the other did not. The kinds of cloth they sold came in one same shipment of dry goods, in the same ship, that left the same port from England. But it is Mrs. Denully I am thinking of now, and when I mention her sister Mrs. Pistana and her husband Mr. Pistana, who sold pots and pans and cups and plates in the other half of the establishment that he and his wife owned, it is only to make Mrs. DeNully alive to me now as she was then.

 

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