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LA BAMBINA DI FANGO NELLA TERRA DI MORIAH

Inedito

18 GIUGNO OSSESSIONE - Vita in fuga: l’amore del temporaneo

Legge: Joyce Carol Oates

Ti devo preparare, disse la donna.
Ti devo preparare, parole che la bambina non capiva. Pronunciata dalla donna, quella frase aveva la calma e la tranquillità dell'acqua scintillante sulle distese di fango presso il Black Snake River che alla bambina sembravano le squame di un serpente gigante quando gli sei troppo vicino per vederlo tutto intero.
Perché questa è la terra di Moriah, stava dicendo la donna. Il posto in cui erano arrivate di notte che era la loro terra promessa, dove i nemici non avevano alcun potere su di loro e dove nessuno le conosceva o le aveva mai viste.
La donna parlava con la voce di un'acqua ferma piatta scintillante, e diceva le parole in modo meccanico, come se le traducesse automaticamente, e le parole che stava traducendo avessero una forma strana e le si adattassero a caso alla laringe: le provocavano dolore, ma lei al dolore non era estranea, e nel dolore aveva imparato a provare una gioia segreta, troppo bella per rischiare di svelarla.
Ce lo sta dicendo, di confidare in Lui. In tutto ciò che si compie, di confidare in Lui.
Da una borsa di tela in cui, per giorni e notti in cammino, aveva portato tutto il necessario per arrivare sane e salve alla terra di Moriah, la donna estrasse le forbici.

Nel suo sonno sfinito la bambina aveva sentito le grida dei corvi come lame fendenti l'aria sopra le distese di fango presso il Black Snake River.
Nel sonno aveva percepito l'acre odore salmastro dell'acqua ferma e della ricca terra scura e di qualcosa di rotto e marcio in quella terra.
Un giorno e una notte in cammino lungo il vecchio canale e un altro giorno e questa notte non ancora trasformatasi in alba ai margini delle distese di fango.
Confida in Lui. È tutto nelle Sue mani.
E la voce della donna stavolta non era la solita voce roca e inquieta, ma una voce colma di distacco e stupore di fronte a qualcosa che è andato bene anche se nessuno se lo aspettava, o almeno non così presto.
Se c'è qualcosa di sbagliato in ciò che si compie, Lui manderà un angelo del Signore come l'ha mandato ad Abramo per salvare suo figlio Isacco e anche ad Agar, il cui figlio venne riportato in vita nel deserto di Bersabea.
Con le dita tozze, che erano screpolate e sanguinavano spesso dopo tre mesi di quel sapone verde e grezzo, l'unico sapone disponibile nel carcere della contea, la donna brandiva le grosse forbici da sarta ossidate per tagliare alla bambina quei brutti capelli arruffati. E con le sue dita tozze strattonava i capelli, i ciuffi e i grovigli dei sottili capelli fulvi della bambina ormai "disgustosi" e "puzzolenti" e "infestati dai pidocchi".
Sta' zitta! Sta' buona! Ti sto preparando per il Signore.
Perché i nostri nemici ti porteranno via da me se non sei preparata.
Perché Dio ci ha guidato nella terra di Moriah. Lui ha promesso che in questo luogo nessuno porterà via alla madre legittima la sua bambina.
E le enormi forbici spuntavano e tagliavano e tintinnavano allegramente. Quelle enormi forbici sembravano fiere di sfoltire i capelli sudici della bambina, disgustosi alla vista di Dio. Vicinissime alle tenere orecchie della bambina arrivarono le enormi forbici, e la bambina tremava, si dimenava e frignava e piangeva; e la donna non ebbe altra scelta che darle uno schiaffo, non forte, ma abbastanza forte da farla stare ferma, come faceva spesso la donna, abbastanza forte da immobilizzarla a dovere, come si immobilizza astutamente un coniglietto colto dal terrore; e poi, quando i riccioli tagliati ormai giacevano spenti sul pavimento macchiato di fango, la donna passò la lama di un rasoio sulla testa della bambina - una lama serrata con forza tra le dita - raschiando la lama sul cranio con i piccoli ciuffetti rimasti e ora la bambina si tirò indietro frignando più forte e iniziò a divincolarsi - e imprecando la donna lasciò cadere il rasoio ossidato pieno di capelli e gli diede un calcio con una risata stridula e turbata, come se nella foga di liberare la bambina da quel groviglio di capelli sporchi e ignobili agli occhi di Dio, la donna si fosse spinta troppo in là e avesse riconosciuto il proprio errore.
Perché era sbagliato imprecare - Per Dio!
Nominare il nome del Signore invano - Per Dio!
Perché nel carcere della Contea di Herkimer la donna aveva fatto voto di silenzio a dispetto dei suoi nemici e voto di totale obbedienza al Signore Dio, e fino a ora nelle lunghe settimane dopo essere stata rilasciata non aveva mai infranto quel voto.
Nemmeno nel tribunale dei minori della Contea di Herkimer. Nemmeno quando il giudice si era rivolto bruscamente a lei, per parlare, per pronunciare la sentenza di colpevolezza o innocenza.
Nemmeno quando la minacciarono di sottrarle la bambina con la forza. La bambina sarebbe finita sotto la tutela del tribunale e sarebbe stata data in affidamento e nemmeno allora la donna parlò perché Dio le infondeva la Sua forza proprio davanti ai suoi nemici.
E così la donna prese un paio di forbici più piccole dalla borsa di tela per tagliare le unghie alla bambina, tanto corte da far sanguinare la carne sottostante. Benché terrorizzata, la bambina riusciva a non muoversi, a parte qualche brivido, come il coniglietto che rimane immobile nell'ostinata speranza, così forte in tutti gli esseri viventi, la nostra più profonda aspettativa contro ogni evidenza, che quell'orrendo pericolo passerà.
Che fosse un gioco? Quello che l'uomo dai capelli a spazzola chiamava gioco? Fare il bagno alla bambina nella vasca con i quattro piedini mentre la donna dormiva sul materasso steso a terra nella stanza accanto, gli arti scomposti come se fosse caduta sulla schiena da una certa altezza, gemeva nel sonno e si svegliava per un attacco di tosse e tossiva fin quasi a strozzarsi. Fare il bagno alla bambina che non si lavava da giorni e insieme al bagno c'era il gioco del solletico. Con quanta attenzione! - come se fosse una bambola di porcellana e non una bambola di gomma resistente come Dolly che si poteva sbattere di qua e di là, far cadere a terra e calciare via se ti intralciava il passaggio - e così silenziosamente! - l'uomo dai capelli a spazzola portava la bambina in bagno verso la vasca con i quattro piedini grande quanto un trogolo in cui bevono gli animali e una volta in bagno con la porta chiusa - a forza, perché la porta era imbarcata e il chiavistello scorreva a fatica - l'uomo dai capelli a spazzola toglieva il pigiama sporco alla bambina e la metteva - sempre con tanta attenzione! - l'indice sulle labbra per dirle che dovevano stare molto attenti e in silenzio - la metteva nella vasca, nell'acqua che usciva dal rubinetto arrugginito, e l'acqua era tiepida e c'erano poche bolle di sapone finché l'uomo dai capelli a spazzola non rigirava con forza tra le mani una saponetta Ivory tanto profumata e poi con quella schiuma insaponava la bambina che si dimenava, il suo corpicino pallido sembrava un essere morbido estratto dal guscio in quello che si chiamava gioco del solletico - il gioco segreto del solletico; e tra gli spruzzi l'acqua diventava subito fredda e ci voleva altra acqua dal rubinetto - ma il rubinetto fece un gorgoglio di protesta e l'uomo dai capelli a spazzola si portò di nuovo l'indice sulle labbra distorte in una smorfia come i clown in TV e inarcò le sopracciglia arruffate per far ridere la bambina - o almeno per farla smettere di dimenarsi e divincolarsi - perché il gioco del solletico era davvero solleticante! - l'uomo dai capelli a spazzola fece una risata stridula e subito dopo crollò addormentato a bocca aperta, privo di tutta l'energia che prima l'aveva attraversato come un filo elettrico e la bambina aspettò finché cominciò a russare mezzo seduto e mezzo sdraiato, con la schiena contro il muro, sul pavimento del bagno tra le pozze d'acqua, con goccioline che luccicavano tra i peli grigi e ispidi del petto e sulle pieghe flaccide della pancia e dell'inguine, e quando alla fine verso sera - quando l'uomo dai capelli a spazzola si svegliò e quando la donna sdraiata scomposta sul materasso nella stanza accanto si svegliò - la bambina era uscita dalla vasca nuda e tremante, con la pelle bianca e grinzosa come quella di un pollo spennato e la donna e l'uomo dai capelli a spazzola l'avevano cercata a lungo prima di trovarla abbracciata alla sua orribile bambola di gomma calva, rannicchiata come un verme calpestato in mezzo a matasse di polvere e ragnatele in fondo alle scale della cantina.
Nascondino! Si giocava a nascondino e l'uomo dai capelli a spazzola doveva trovarla!
Perché cos'erano le azioni degli adulti se non giochi e varianti dei giochi? La bambina ormai sapeva che un gioco prima o poi finiva, a differenza delle altre azioni che erano non-giochi e non finivano mai, ma andavano sempre avanti come un'autostrada o i binari di un treno o il fiume che scorreva sotto il ponte con le assi traballanti vicino alla casa dove lei e la donna avevano vissuto con l'uomo dai capelli a spazzola prima che arrivassero i guai.
Non ti fa niente! Offenderai Dio se continui a frignare così.
La voce della donna non era più molto calma, ora era ruvida come qualcosa che si è rotto e fa male. E le dita della donna erano più pesanti sulla bambina, e le unghie spezzate e irregolari erano taglienti come gli artigli di un gatto e scavavano nella carne della bambina.
Il morbido cranio della bambina sanguinava. I capelli rimasti erano ciuffetti cortissimi. Tra le ultime ciocche unte, un po' tagliate a caso, un po' rasate, brulicavano minuscoli pidocchi. I vestiti sporchi della bambina ormai erano stati tolti, appallottolati e gettati in disparte. C'era una capanna di cartone che la donna aveva trovato in mezzo alle sterpaglie tra la strada e l'alzaia. Il segnale che Dio le aveva mandato per condurla in quel posto sperduto era una specie di croce rovesciata e consumata al margine della strada - in realtà un cartello stradale tanto sbiadito che non si riuscivano a distinguere le parole o i numeri, ma la donna aveva letto Moriah, non c'era dubbio.
In quel posto lurido, dove avevano dormito avvolte nel cappotto sgualcito e macchiato della donna, non c'era modo di fare il bagno alla bambina. E non ci sarebbe stato nemmeno il tempo di fare il bagno alla bambina perché Dio stava perdendo la pazienza ora che si faceva giorno e perciò la donna gesticolava e muoveva le labbra pregando. Il cielo si schiariva sempre più come un grande occhio che si schiude e quasi dovunque nel cielo visibile c'erano nuvole ammassate e dense come blocchi di calcestruzzo.
Tranne che lungo la fila di alberi al limitare delle distese di fango dove stava sorgendo il sole.
E guardando con insistenza si vedevano le nuvole di calcestruzzo dissolversi e il cielo striarsi di nuvole luminose e rossastre come vene nel cuore luminoso che rappresentava il risveglio di Dio al nuovo giorno nella terra di Moriah.
In macchina la donna aveva detto Quando vedrò, saprò. Confido nel Signore.
La donna disse All'infuori del Signore, ogni cosa è finita.
La donna non stava parlando con la bambina perché non era sua abitudine parlare con lei, nemmeno quando erano sole. E quando erano in mezzo ad altri la donna non parlava affatto e chi non la conosceva pensava che fosse muta e sorda, probabilmente dalla nascita.
La bambina era nuda sotto il camice di carta. La bambina sanguinava da una decina di minuscole ferite sul cranio straziato dal rasoio e tremava, nuda sotto il camice di carta verde pallido tagliato dalle enormi forbici almeno per accorciarlo, visto che non lo si poteva stringere, in modo che le arrivasse giusto giusto alle caviglie scarne.
Un camice di carta preso dal reparto medico nel carcere femminile della Contea di Herkimer.
Sul sedile posteriore della Dodge, un rottame arrugginito, c'era la bambola di gomma. Si chiamava Dolly, la bambina aveva quella bambola di gomma da quando era nata, da due anni e undici mesi. La faccia di Dolly era sporca e gli occhi non vedevano più. La piccola bocca era una piega nella carne di gomma indurita. E anche Dolly era quasi calva, le restava solo qualche chiazza di capelli chiari dove i riccioli fulvi e soffici aderivano al cranio di gomma.
Una ventina di chilometri a nord della cittadina di Carthage, le distese di fango presso il fiume.
Con aspre grida di scherno i corvi ingiuriavano Dio.
Con grida di scherno, pretendevano di di sapere proprio come il giudice (donna, di mezza età) pretendeva di sapere perché una bambina di nemmeno tre anni era stata trovata sporca e poco vestita a frugare nel cassonetto di un supermercato alla ricerca di cibo come un cane randagio o un animale selvatico che indietreggia nella luce di una torcia. E come se lo spiega la madre e cos'ha da dire la madre a sua discolpa.
Ora, all'alba, il cielo rossastro continuava a espandersi. Il cielo grigio di calcestruzzo si ritirava. Una luce scintillante sulle strisce d'acqua stagnante nelle distese di fango. A meno di un chilometro dal Black Snake River, in una zona desolata a nord della Contea di Beechum sulle colline ai piedi dei Monti Adirondack. Eppure quel posto non era sempre stato così desolato, lo si capiva dai resti di un mulino abbandonato, da una strada sterrata e da detriti marci tra le alte erbe palustri che ondeggiavano e sussurravano nel vento. Radici di alberi scoperte e tronchi abbattuti in decomposizione mostravano i volti sgomenti e contorti dei dannati. E quanta bellezza in quei posti squallidi, la Bambina di Fango ne avrebbe fatto tesoro. Perché tutti noi facciamo tesoro dei posti dove siamo stati mandati a morire e non siamo morti. Non c'è odore più pungente dell'acre odore di sudiciume nelle distese di fango, in cui penetra l'acqua salmastra del fiume che diventa stagnante, intrappolata da alghe di un verde acceso come pastelli a cera. Vaste e insondabili distese di fango piene di canne, erba del diavolo, e disseminate di immondizia: pneumatici, stivali, stracci, ombrelli rotti, vecchi giornali, stufe abbandonate, frigoriferi con le porte spalancate come braccia vuote. Vedendo un piccolo frigorifero gettato di lato nel fango la bambina pensò Adesso mi mette lì dentro.
Ed ecco arrivare un tumulto di corvi, merli e storni, come se la bambina avesse parlato ad alta voce.
Rivolta agli uccelli la donna gridava, Dio vi maledirà! La Sua maledizione è già cominciata.
Ma la donna non poteva far altro che agitare i pugni. Nessuno di quegli uccelli neri ci fece caso e le grida rauche non si placarono, come se gli uccelli stessero parlando con la bambina e non con la donna.
Era giunto il momento, disse la donna. Un giorno e una notte e un altro giorno, e ora la notte si era trasformata nell'alba del nuovo giorno, era giunto il momento e così la donna camminava portando con sé la bambina verso il mulino abbandonato, trascinando la bambina con il camice di carta strappato. La trascinava per il braccio, tenendolo un po' troppo piegato verso l'alto, così che la bambina veniva strattonata, così che il suo braccino pallido sembrava sul punto di uscire dalla spalla.
La donna superò il mulino abbandonato per arrivare in uno spiazzo pieno di mattoni rotti e legname marcio in mezzo a fango ed erbacce. Scacciò un lungo serpente nero verso il legname marcio, ma il serpente invece di strisciare via velocemente si allontanò lento e sinuoso come sfidando l'intruso. Prima la donna si fermò - si fermò a fissare - perché la donna stava aspettando che le apparisse un angelo di Dio, ma il serpente nero, lucido e sinuoso non era un angelo di Dio e in un improvviso raptus di dolore, delusione e determinazione la donna gridò, Satana tornatene all'inferno da dove sei venuto, ma il serpente era già scomparso tra le sterpaglie con l'aria arrogante del trionfatore.
La bambina ora non frignava più perché la donna gliel'aveva proibito. La bambina scalza e nuda dentro il camice di carta verde pallido, strappato e sgualcito, con la scritta Carcere - Contea di Herkimer. Le gambe della bambina erano magrissime e piene di punture di insetti e molte di queste punture sanguinavano o avevano appena smesso di farlo. La testa della bambina quasi calva, sanguinante tra i pochi ciuffetti rimasti, e gli occhi sgomenti, smarriti. Alla fine del sentiero verso l'alzaia del canale c'era una sporgenza di terra ricoperta di fango lucido della tonalità della cacca dei bambini con sfumature giallognole; e l'odore era lo stesso della cacca dei bambini perché il posto era pieno di oggetti vecchi e marci. Una debole foschia si alzava dalle profondità di quel pantano come il respiro esalato da oggetti morenti. La bambina cominciò a piangere disperata. Quando la donna la trascinò lungo la sporgenza di terra la bambina cominciò a divincolarsi, ma senza riuscire a liberarsi. La bambina era debole e malnutrita, ma non sarebbe comunque riuscita a liberarsi perché la donna era forte e la forza di Dio la pervadeva facendola sembrare un faro luminoso e accecante. La luce le infiammò il viso, non era mai stata così sicura di sé e così felice di essere sicura come adesso. Perché ora sapeva che l'angelo di Dio non le sarebbe apparso come era invece apparso ad Abramo e Agar che aveva dato alla luce il figlio di Abramo e con il figlio era stata cacciata nel deserto da Abramo per morire di sete.
Ecco, la restituisco a Te. Come Tu mi hai ordinato, la restituisco a Te.
Prima Dolly: la donna strappò Dolly di mano alla bambina e la gettò nel fango.
Ecco, questa è la prima!
La donna parlava con voce stridula ed eccitata. La bambola di gomma giaceva attonita laggiù nel fango.
Poi la bambina: la donna prese in braccio la bambina per buttarla giù nel fango dalla sporgenza - la bambina le si aggrappò osando gridare per la prima volta Mamma! Mamma! - la donna si liberò dalla presa della bambina e la allontanò, la strattonò, la spinse giù con un calcio, giù dal pendio di due metri nel fango fermo e luccicante vicino all'orribile bambola di gomma, e lì la bambina iniziò a dimenare braccia e gambe, magre e nude, a pancia in giù ora, la sua faccina attonita nel fango così che il grido Mamma fu subito smorzato e lassù in cima la donna cercava di prendere qualcosa - un ramo spezzato - per colpire la bambina perché Dio è misericordioso e non vuole far soffrire la bambina, ma la donna non riuscì a raggiungere la bambina e così, presa dalla frustrazione, gettò il ramo contro la bambina perché tutta la calma della donna era svanita e ora ansimava, quasi singhiozzava senza fiato e l'orribile bambola di gomma continuava a rimanere dov'era caduta, a galla nel fango, e la bambina agitandosi veniva risucchiata dal fango, un fango gelido e gorgogliante che non aveva nessuna intenzione di riscaldarsi al sole, un fango che riempiva la bocca della bambina, un fango che le riempiva gli occhi, un fango che le riempiva le orecchie, finché ormai non c'era più nessuno sulla sporgenza lì sopra a osservare la sua lotta e non si sentiva alcun rumore tranne le grida dei corvi oltraggiati.


La Bambina di Fango salvata dal Re dei Corvi

Il Re dei Corvi volò ad avvertire un cacciatore sulla sponda del Black Snake River. Schiamazzando e sbattendo le ali come una creatura che ha perso il dono della parola ma non il bisogno di parlare. Il cacciatore osservò il Re dei Corvi e per un attimo pensò di sparargli con la sua calibro 22, ma poi seguì il Re dei Corvi lungo la riva del fiume verso le distese di fango e lì il cacciatore vide una bambola nel fango, il cacciatore andò a guardare meglio e si accorse che la bambola in realtà era viva, era una bambina di circa tre anni: la testa della bambina era stata rasata e sanguinava da numerosi tagli e graffi, la bambina era nuda con addosso solo quello che sembrava un camice di carta, la bambina aveva perso i sensi e respirava in modo quasi impercettibile.
Così il cacciatore salvò la Bambina di Fango.

Nelle distese di fango presso il Black Snake River, in quell'angolo desolato della Contea di Beechum, c'era un migliaio di corvi e tra questi il più grande era il Re dei Corvi. E il Re dei Corvi osservò le azioni crudeli della donna e la bambina gettata nel fango e il Re dei Corvi cominciò a volare sopra di loro sbattendo le enormi ali e gridando, schiamazzando contro la donna in fuga, il Re dei Corvi sarebbe volentieri piombato sulla donna e le avrebbe cavato gli occhi solo che il Re dei Corvi non poteva lasciare la bambina nel fango, in quel fango che la risucchiava come sabbie mobili.

You must be readied, the woman said.
Readied was not a word the child comprehended. In the woman's voice readied was a word of calm and stillness like water glittering in the mud-flats beside the Black Snake River the child would think were the scales of a giant snake if you were so close to the snake you could not actually see it.
For this was the land of Moriah, the woman was saying. This place they had come to in the night that was the place promised to them where their enemies had no dominion over them and where no one knew them or had even glimpsed them.
The woman spoke in the voice of calm still flat glittering water and her words were evenly enunciated as if the speaker were translating blindly as she spoke and the words from which she translated were oddly shaped and fitted haphazardly into her larynx: they would give her pain, but she was no stranger to pain, and had learned to find a secret happiness in pain, too wonderful to risk by acknowledging it.
He is saying to us, to trust Him. In all that is done, to trust Him.
Out of the canvas bag in which, these several days and nights on the road, she'd carried what was needed to bring them into the land of Moriah safely, the woman took the shears.

In her exhausted sleep the child had been hearing the cries of crows like scissors snipping the air in the mud-flats beside the Black Snake River.
In sleep smelling the sharp brackish odor of still water and of rich dark earth and broken and rotted things in the earth.
A day and a night on the road beside the old canal and another day and this night that wasn't yet dawn at the edge of the mud-flats.
Trust Him. This is in His hands.
And the woman's voice that was not the woman's familiar hoarse and strained voice but this voice of detachment and wonder in the face of something that has gone well when it was not expected, or was not expected quite so soon.
If it is wrong for any of this to be done, He will send an angel of the Lord as He sent to Abraham to spare his son Isaac and also to Hagar, that her son was given back his life in the wilderness of Beersheba.
In her stubby fingers that were chafed and bled easily after three months of the gritty-green lye-soap that was the only soap available in the county detention facility the woman wielded the large tarnished seamstress's shears to cut the child's badly matted hair. And with these stubby fingers
tugging at the hair, in sticky clumps and snarls the child's fine fawn-colored hair that had become "nasty" and "smelly" and "crawling with lice."
Be still! Be good! You are being readied for the Lord.
For our enemies will take you from me, if you are not readied.
For God has guided us to the land of Moriah. His promise is no one will take any child from her lawful mother in this place.
And the giant shears clipped and snipped and clattered merrily. You could tell that the giant shears took pride in shearing off the child's befouled hair that was disgusting in the sight of God. Teasingly close to the girl's tender ears the giant shears came, and the child shuddered, and squirmed, and whimpered, and wept; and the woman had no choice but to slap the child's face, not hard, but hard enough to calm her, as often the woman did; hard enough to make the child go very still the way even a baby rabbit will go still in the cunning of terror; and then, when the child's hair lay in wan spent curls on the mud-stained floor, the woman drew a razor blade over the child's head-a blade clutched between her fingers, tightly-causing the blade to scrap against the child's hair-stubbled scalp and now the child flinched and whimpered louder and began to struggle-and with a curse the woman dropped the razor blade which was badly tarnished and covered with hairs and the woman kicked it aside with a harsh startled laugh as if in wishing to rid the child of her snarly dirty hair that was shameful in the eyes of God the woman had gone too far, and had been made to recognize her error.
For it was wrong of her to curse-God damn!
To take the name of the Lord in vain-God damn!
For in the Herkimer County detention facility the woman had taken a vow of silence in defiance of her enemies and she had taken a vow of utter obedience to the Lord God and these several weeks following her release, until now she had not betrayed this vow.
Not even in the Herkimer County family court. Not even when the judge spoke sharply to her, to speak-to make a plea of guilty, not guilty.
Not even when the threat was, the child would be taken forcibly from her. The child would be a ward of the county and would be placed with a foster family and not even then would the woman speak for God suffused her with His strength in the very face of her enemies.
And so the woman took up a smaller scissors, out of the canvas bag, to clip the child's fingernails so short the tender flesh beneath the nails began to bleed. Though the child was frightened she managed to hold herself still except for shivering as the baby rabbit will hold itself still in the desperate hope that is most powerful in living creatures, our deepest expectation in the face of all evidence refuting it, that the terrible danger will pass.
For-maybe-this was a game? What the spike-haired man called a
game? Bathing the child in the claw-footed tub while the woman slept in the next room on the bare mattress on the floor her limbs sprawled as if she'd fallen from a height onto her back moaning in her sleep and waking in a paroxysm of coughing as if she were coughing out her very guts. Bathing the child who had not been bathed in many days and mixed with the bathing was the game of tickle. So carefully!-as if she were a breakable porcelain doll and not a tough durable rubber doll like Dolly you'd just bang around, let fall onto the floor and kick out of your way if she was in your way-and so quietly!--the spike-haired man carried the child into the bathroom and to the claw-footed tub that was the size of a trough for animals to drink from and in the bathroom with the door shut-forcibly-for the door was warped and the bolt could not be slid in place-the spike-haired man stripped the child's soiled pajamas from her and set her-again so carefully!-a forefinger pressed to his lips to indicate how carefully and without noise this must be-set her into the tub-into the water that sprang from the faucet tinged with rust and was only lukewarm and there were few soap bubbles except when the spike-haired man rubbed his hands vigorously together with the bar of nice-smelling Ivory soap between his palms and lathered the suds on the child's squirmy little pale body like something soft prized out of its shell in what was the game of tickle-the secret game of tickle; and amid the splashing soon the water cooled and had to be replenished from the faucet-but the faucet made a groaning sound as if in protest and the spike-haired man pressed his forefinger against his lips pursed like a TV clown's lips and his raggedy eyebrows lifted to make the child laugh-or, if not laugh, to make the child cease squirming, struggling-for the game of tickle was very ticklish!-the spike-haired man laughed a near-soundless hissing laugh and soon after lapsed into an open-mouthed doze having lost the energy that rippled through him like electricity through a coil and the child waited until the spike-haired man was snoring half-sitting half-lying on the puddled floor of the bathroom with his back against the wall and water-droplets glistening in the dense wiry steel-colored hairs on his chest and on the soft flaccid folds of his belly and groin and when finally in the early evening when the spike-haired man awakened-and when the woman sprawled on the mattress in the adjacent room awakened-the child had climbed out of the tub naked and shivering and her skin puckered and white like the skin of a defeathered chicken and for a long time the woman and the spike-haired man searched for her until she was discovered clutching at her ugly bare-headed rubber doll curled up like a stepped-on little worm in skeins of cobweb and dustballs beneath the cellar stairs.
Hide-and-seek! Hide-and-seek and the spike-haired man was the one to find her!
For what were the actions of adults except games, and variants of games. The child was given to know that a game would come to an end unlike other actions that were not-games and could not be ended but sprawled on and on like a highway or a railroad track or the river rushing beneath the loose-fitting planks of the bridge near the house in which she and the woman had lived with the spike-haired man before the trouble.
This is not hurting you! You will defame God if you make such a fuss.
The woman's voice was not so calm now but raw-sounding like something that has been broken and gives pain. And the woman's fingers on the child were harder, and the broken and uneven nails were sharp as a cat's claws digging into the child's flesh.
The child's tender scalp was bleeding. The hairs remaining were stubbled. Amid the remaining sticky strands of hair haphazardly cut and partly shaved were tiny frantic lice. By this time the child's soiled clothes had been removed, wadded into a ball and kicked aside. It was a tarpaper cabin the woman had discovered in the underbrush between the road and the towpath. The sign from God directing her to this abandoned place had been what appeared to be a weatherworn toppled-over cross at the roadside that was in fact a mileage marker so faded you could not make out the words or the numerals but the woman had seen Moriah-unmistakably.
In this foul place where they had slept wrapped in the woman's rumpled and stained coat there was no possibility of bathing the child. Nor would there have been time to bathe the child for God was growing impatient now it was dawn which was why the woman's hands fumbled and her lips moved in prayer. The sky was growing lighter like a great eye opening and in most of the sky that you could see were clouds massed and dense like chunks of concrete.
Except at the treeline on the farther side of the mud-flats where the sun rose.
Except if you stared hard enough you could see that the concrete clouds were melting away and the sky was layered in translucent faint-red clouds like veins in a great translucent heart that was the awakening of God to the new dawn in the land of Moriah.
In the car the woman had said I will know when I see. My trust is in the Lord.
The woman said Except for the Lord, everything is finished.
The woman was not speaking to the child for it was not her practice to speak to the child even when they were alone. And when they were in the presence of others, the woman had ceased speaking at all and it was the impression of those others who had no prior knowledge of the woman she was both mute and deaf and very likely had been born so.
The child was naked inside the paper nightgown. The child was bleeding from her razor-lacerated scalp in a dozen tiny wounds and shivering and naked inside the pale green paper nightgown that had been cut by the giant shears to reduce its length if not its width so that the paper nightgown came to just the child's skinny ankles.
A paper gown to be tracked to the Herkimer County medical unit attached to the women's detention home.
In the rear seat of the rattling rusted Dodge was the child's rubber doll. Dolly was the name of the child's rubber doll she had had for nearly all of her life which was two years, eleven months. Dolly's face was soiled and her eyes had ceased to see. Dolly's small mouth was a pucker in the grim rubber flesh. And Dolly too was near-bald, only patches of curly fair hair remaining where you could see how the sad feathery fawn-colored hairs had been glued to the rubber scalp.
Fifteen miles north of the small city of Carthage, the mud-flats beside the river.
In harsh jeering cries the crows reviled God.
Jeering demanding to know as the (female, middle-aged) judge had demanded to know why a child of not yet three years of age is found filthy and partly clothed pawing through a dumpster behind the Shop-Rite scavengering for food like a stray dog or wild creature shrinking in the beam of a flashlight. And how does the mother explain and how does the mother plead.
Now at dawn the faint-red sky was expanding steadily. The gray concrete-sky was retreating. Glittering light in the stagnant strips of water of the mud-flats. Less than a half-mile from the Black Snake River in a desolate area of northern Beechum County in the foothills of the Adirondacks. Yet it had not always been desolate here for there were the remains of an abandoned mill, an unpaved road and rotted debris amid the tall marsh grasses that shivered and whispered in the wind. Exposed roots of trees and collapsed and rotting tree trunks bearing the whorled and affrighted faces of the damned. And what beauty in such forlorn places, Mudgirl would cherish through her life. For we most cherish those places to which we have been brought to die but have not died. No smells more pungent than the sharp muck-smell of the mud-flats where the brackish river water seeps and is trapped and stagnant with algae the bright vivid green of Crayola. Vast unfathomable acres of mud-flats amid cattails, Jimson weed and scattered litter of old tires, boots, torn clothing, broken umbrellas and rotted newspapers, abandoned stoves, refrigerators with doors flung open like empty arms. Seeing a small squat refrigerator tossed on its side in the mud the child thought She will put me inside that one.
There came a frenzy of crows, red-winged blackbirds, starlings as if the child had spoken aloud.
At the birds the woman cried, God will curse you! His curse has already begun.
Yet the woman could only shake her fists. Not one of the black-feathered birds took notice and the raucous cries continued as if they were speaking to the child and not the woman.
It was time, the woman said. A day and a night and another day and now the night had become dawn of the new day and it was time and so the woman half-walked half-carried the child in the direction of the ruined mill
pulling at the child in the torn paper nightgown. Pulling at the child's arm which she held at an angle just a little too high, so that the child was being jerked along, so that her thin pale arm felt as if it were about to be wrenched out of its socket.
The woman made her way beyond the ruined mill and into an area of broken bricks and rotted lumber fallen amid muddy soil and spiky weeds. She startled a long black snake in the rotted lumber but the snake refused to crawl away rapidly instead moving slowly and sinuously out of sight in defiance of the intruder. At first the woman paused-the woman stared-for the woman was awaiting an angel of God to appear to her-but the sinuous black-glittering snake was no angel of God and in a sudden fury of hurt, disappointment and determination the woman cried, Satan go back to hell where you came from but already in insolent triumph the snake had vanished into the underbrush.
The child had ceased whimpering, for the woman had forbade her. The child barefoot and naked inside the rumpled and torn pale-green paper gown faintly stamped Herkimer Co. Detention. The child's legs were very thin and stippled with insect bites and of these bites many were bleeding, or had only recently ceased bleeding. The child's head near-bald, stubbled and bleeding and the eyes dazed, uncomprehending. At the end of a lane leading to the canal towpath was a spit of land gleaming with mud of the hue of baby shit and tinged with a sulfurous yellow: and the smell was the smell of baby shit for here were many things rotted and gone. Faint mists rose from the interior of the marsh like the exhaled breaths of dying things. The child began to cry helplessly. As the woman hauled her along the land-spit the child began to struggle but could not prevail. The child was weak with malnutrition yet still the child could not have prevailed for the woman was strong and the strength of God flowed through her being like a bright blinding beacon. Light flared off the woman's face, she had never been so certain of herself and so joyous in certainty as now. For knowing now that the angel of God would not appear to her as the angel of God had appeared to both Abraham and Hagar who had borne Abraham's child and had been cast into the wilderness by Abraham with the child to die of thirst..
Here, I am returning her to You. As You have bade me, so I am returning her to You.
First, Dolly: the woman pried Dolly from the child's fingers and tossed Dolly out into the mud.
Here! Here is the first of them.
The woman spoke happily, harshly. The rubber doll lay astonished in the mud below.
Next, the child: the woman seized the child in her arms to push her off the spit of land and into the mud-the child clutched at her only now daring to cry Momma! Momma!--the woman pried the child's fingers loose and pushed, shoved, kicked the child down the six-foot incline into the flat glistening mud below close by the ugly rubber doll and there the child flailed her thin naked limbs, on her belly now and her small astonished face in the mud so the cry Momma was muffled and on the bank above the woman fumbled for something-a broken tree limb-to swing at the child for God is a merciful God and would not wish the child to suffer but the woman could not reach the child and so in frustration threw the limb down at the child for all the woman's calmness had vanished and she was now panting, breathless and half-sobbing and by this time though the ugly rubber doll remained where it had fallen on the surface of the mud the agitated child was being sucked down into the mud, a chilly bubbly mud that would warm but grudgingly with the sun, a mud that filled the child's mouth, and a mud that filled the child's eyes, and a mud that filled the child's ears, until at last there was no one on the spit of land above the mud-flat to observe her struggle and no sound but the cries of the affronted crows.

 

 

 

 

 

 

MUDGIRL SAVED BY THE KING OF THE CROWS

The King of the Crows flew to alert a trapper on the bank of the Black Snake River. Shrieking and fluttering his wings like a creature who has lost the power of speech but not the need to speak. The trapper observed the King of the Crows and considered shooting him with his .22 Springfield rifle but instead followed the King of the Crows along the river bank and to the mud-flats and there the trapper saw a doll in the mud, the trapper went to investigate and saw that the doll was a living child, a little girl of about the age of three; the little girl's head had been shaved, and was bleeding from myriad cuts and scratches in her scalp; the little girl was naked, and wearing only what appeared to be a paper nightgown; the little girl was unconscious, and her breathing was nearly indiscernible.
In this way the trapper saved Mudgirl.

In the mud-flats beside the Black Snake River in that desolate corner of Beechum County there were a thousand crows and of these thousand crows the greatest was the King of the Crows. And the King of the Crows observed the cruel behavior of the woman and the child stricken in the mud and the King of the Crows flew overhead fluttering his enormous wings and crying, shrieking at the retreating woman, the King of the Crows would have swooped upon the woman and pecked out her eyes except the King of the Crows could not leave the child in the mud in the soft-sinking mud that was quicksand

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